Tumore del collo dell'utero

I tumori dell’utero vengono distinti in tumori della cervice, detta anche collo, e tumori del corpo. Qui di seguito ci occuperemo del tumore che interessa la cervice, la porzione inferiore dell’utero in diretto collegamento con la vagina.

Il tumore della cervice uterina è al secondo posto nel mondo, dopo la mammella, tra i tumori che colpiscono le donne. In Italia si contano circa 2.700 nuovi casi l’anno con un’incidenza maggiore tra le donne giovani, di età inferiore ai 50 anni.

In Italia la sopravvivenza a 5 dalla diagnosi è pari al 68%, a 10 anni invece è del 61%. Sono circa 57.000 le donne con pregressa diagnosi di tumore della cervice uterina. Grazie alla diagnosi precoce incidenza e mortalità sono in diminuzione. (Rapporto Aiom/Airtum 'I numeri del cancro in Italia 2019')


Il principale fattore di rischio è l’infezione da Papilloma virus umano (HPV) che si trasmette sessualmente. Possono aumentare il rischio attività sessuale in età precoce, un elevato numero di partner e avere rapporti sessuali non protetti. Il basso livello socio-economico può rappresentare un fattore di rischio per via della scarsa possibilità di accesso alla prevenzione.

In fase iniziale il tumore è asintomatico. Il sintomo più frequente nelle forme avanzate è la menometrorragia (eccessiva perdita di sangue dall’utero), possono essere presenti sintomi aspecifici come perdite vaginali o perdite di sangue (spotting) intermestruali.

È molto importante avere cura dell’igiene sessuale e avere rapporti sessuali protetti.

La diagnosi precoce è l’arma più efficace nella prevenzione di questo tumore. Grazie alla diffusione del Pap-test, effettuato dalle donne sia a livello spontaneo che attraverso gli screening regionali e nazionali, è stato possibile ridurre significativamente l’incidenza e la mortalità di questa malattia.

È consigliabile effettuare il primo Pap-test all’inizio dell’attività sessuale e comunque dopo i 25 anni. Dopo la prima volta va ripetuto a distanza di un anno, e successivamente ogni due anni.

La presenza di un Pap-test alterato richiede un’ulteriore valutazione e lo specialista può richiedere altri esami diagnostici specifici.