Tumore del testicolo

È la neoplasia più frequente fra gli uomini giovani, al di sotto dei 50 anni, e rappresenta il 12% di tutti i casi incidenti, raramente si presenta oltre i 50 anni. Sono 2.200 i nuovi casi di tumore del testicolo attesi nel 2019. La possibilità di sviluppare un tumore del testicolo nell’arco della vita è pari a 1/190 negli uomini. In Italia sono circa 55.600 le persone con pregressa diagnosi di tumore del testicolo (dati Rapporto Aiom/Airtum “I numeri del cancro in Italia” 2019).


I testicoli sono le ghiandole sessuali maschili, a partire dalla pubertà svolgono due funzioni principali:

  • Spermatogenesi, cioè la produzione dei gameti maschili, gli spermatozoi, necessari per la riproduzione
  • Secrezione del testosterone, l’ormone sessuale fondamentale per lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari nell’uomo, come l’aumento della massa muscolare, l’abbassamento del timbro della voce e l’aumento della peluria sul corpo.

Sono al di sotto del pene, fra la radice delle cosce. Sono contenuti in un sacco cutaneo detto scroto (o borsa scrotale) e sono separati l’uno dall’altro dal setto scrotale. Sono attraversati da canali detti tubuli seminiferi (o dotti spermatici) che convergono in una rete di vasi efferenti raccolta nell’epididimo, all’interno della quale gli spermatozoi giungono a maturazione.

Durante lo sviluppo del feto sono collocati nell’addome, poco prima della nascita discendono nello scroto attraverso il canale inguinale. Può verificarsi la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nello scroto, in questo caso si parla di criptorchidismo. Questa condizione può causare alterazioni della struttura del testicolo e riduzione della produzione di spermatozoi e ormoni in età adulta, danneggiando la fertilità e lo stato di salute generale. Può essere trattata con la somministrazione di ormoni-gonadotropine o trattata chirurgicamente.

Le più frequenti manifestazioni del tumore sono la presenza di una massa dura a livello dello scroto oppure un ingrossamento di un testicolo, di solito non dolente e senza sintomi di infiammazione. Può capitare che questa malattia venga diagnosticata con un ritardo di 2-3 mesi, questo è collegato alla ritrosia del paziente nel farsi visitare dal medico o a una diagnosi iniziale di patologia infiammatoria (come epididimite o orchiepididimite).

Tra i maggiori fattori di rischio sono stati identificati il criptorchidismo, cioè la mancata discesa di uno o entrambi i testicoli dall’addome allo scroto prima della nascita, e la predisposizione genetica.

Come per il tumore della prostata non ci sono programmi specifici di prevenzione primaria, oltre al mantenimento di stili di vita salutari va sottolineata l'importanza dell'autopalpazione del testicolo, che fin dalla giovane età permette al ragazzo di imparare a conoscere dimensioni e aspetto dei propri testicoli, così da agire tempestivamente in caso di cambiamenti sospetti. L’esame andrebbe fatto spesso, almeno una volta al mese, valutando la presenza di aumenti di volume, rimpicciolimenti o gonfiori anomali. Per imparare correttamente la manovra, già da adolescenti sarebbe utile effettuare una prima di visita di controllo presso l’urologo o l’andrologo. In caso di dubbi, o di comparsa di un dolore acuto, occorre rivolgersi subito al medico.

È importante prestare attenzione ad eventuali cambiamenti e sottoporsi ad una visita specialistica, dove il medico valuterà la possibilità di eseguire indagini approfondite. La diagnosi è relativamente facile, nella maggioranza dei casi il soggetto riferisce al medico un ingrossamento di un testicolo, di solito non dolente e senza sintomi di infiammazione. Quando la malattia viene diagnosticata nelle fasi iniziali (stadio I e II) le percentuali di guarigione sono di poco inferiori al 100%.