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Sole e caldo indeboliscono il coronavirus? Con l’avanzare dell’estate sono in molti a porsi questa domanda e sono in corso diversi studi per verificare l’ipotesi.

In realtà non esistono ancora evidenze scientifiche che confermino che esporsi al sole, o vivere in Paesi con un clima caldo, prevenga l’infezione da nuovo coronavirus. Infatti casi di Covid-19 sono stati registrati anche in Paesi più caldi, come conferma il Ministero della Salute.

È nota l’efficacia dei raggi UV contro virus e batteri. Potrebbero essere efficaci anche contro il coronavirus? Abbiamo chiesto il parere dell’esperto, il professore Carlo La Vecchia, epidemiologo presso l’Istituto Mario Negri.

“Il Sars-Cov-2 è un virus relativamente grande e resistente ad agenti esterni – spiega il professore -. Resiste ad esempio per alcune ore a temperatura di 70 gradi.

È possibile, ma non quantificato, che i raggi ultravioletti abbiano un qualche effetto inattivante su di esso.

Tuttavia, il contagio per contatto di superficie è raro – o inesistente – e quindi il relativo impatto è poco rilevante. Anche il contagio attraverso aerosol è poco documentato, o nullo.

In realtà la maggior parte dei contagi avviene per contatti personali ravvicinati attraverso “droplets” o goccioline microscopiche, sulle quali i raggi UV non hanno alcun impatto rilevante”.


I raggi UV 

Quando parliamo di ultravioletti facciamo riferimento a tre radiazioni differenti: UV-A, UV-B e UV-C, distinte in base alla lunghezza d’onda. È la radiazione UV-C, non presente nella radiazione solare perché schermata, ad essere nota per i suoi effetti germicidi e sono attualmente in corso delle ricerche per verificarne l’eventuale efficacia nell’inattivazione del coronavirus.

In ogni caso le lampade a raggi ultravioletti non devono essere utilizzate per disinfettare le mani o altre aree della pelle. Possono causare gravi danni agli occhi e irritazioni alla pelle. Il modo più efficace per disinfettare le mani è pulirle con una soluzione alcolica oppure lavarle con acqua e sapone.

Bisogna fare molta attenzione alla tipologia di luce ultravioletta utilizzata, all’intensità e alla durata dell’esposizione, perché queste radiazioni possono essere pericolose per la nostra salute. Gli studi sono ancora in corso e non ci sono ancora evidenze certe dell’efficacia di questi metodi.


Sopravvivenza sulle superfici 

È essenziale distinguere tra sopravvivenza del virus e contagiosità.

Il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici è variabile in base alla tipologia di superficie considerata e alla tipologia di ambiente, se esterno o interno. Per quanto riguarda le superfici più comuni vanno da alcune ore a diversi giorni, fino a nove giorni per superfici come metallo, vetro e plastica. Studi precedenti effettuati su altri virus hanno dimostrato che la loro sopravvivenza nell’ambiente esterno dipende da molteplici fattori come la temperatura, l’umidità, l’illuminazione e la matrice in cui il virus è presente in sospensione, come ad esempio la saliva.

La sua presenza però non è necessariamente indice del fatto che il virus sia potenzialmente infettivo.



Per saperne di più:

https://magazine.unibo.it/archivio/2020/05/28/luce-ultravioletta-contro-il-coronavirus-un2019idea-da-approfondire

https://academic.oup.com/jid/advance-article/doi/10.1093/infdis/jiaa274/5841129

https://academic.oup.com/jid/article-abstract/221/3/372/5645407?redirectedFrom=fulltext

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5387&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto