Una diagnosi oncologica in adolescenza o nella prima età adulta può cambiare profondamente il modo in cui i giovani vedono sé stessi, gli altri e il proprio futuro. A raccontarlo è Francesca Luzzati, psicologa e psicoterapeuta.
Ricevere una diagnosi oncologica in adolescenza o nella prima età adulta può avere un impatto emotivo particolarmente profondo. In una fase della vita in cui identità, relazioni e progetti futuri sono ancora in costruzione, la malattia può interrompere bruscamente percorsi personali e aprire interrogativi sul futuro. Ne abbiamo parlato con Francesca Luzzati, psicologa e psicoterapeuta che collabora con LILT Milano Monza Brianza, per comprendere meglio cosa accade quando il tumore entra nella vita di un giovane.
Amicizie, coppia e relazioni familiari
«L’adolescenza è una fase della vita che costa fatica al giovane che la sta attraversando. Se a questo si aggiunge una diagnosi oncologica, tutto si amplifica», spiega la dott.ssa Luzzati. La malattia può influenzare anche il modo in cui i giovani si relazionano con gli altri. «La malattia può aggiungere vergogna e difficoltà: mostrarsi senza capelli, magari con il volto più gonfio, senza sopracciglia, con meno energia e meno voglia di fare. Quella vitalità tipica dell’adolescenza può venire meno proprio nel momento in cui si è nel pieno dell’esplorazione della propria strada».
Le amicizie, infatti, possono attraversare momenti di difficoltà, perché parlare di tumore spaventa sia chi lo vive sia chi ne viene a conoscenza. Allo stesso tempo, però, proprio gli amici possono rappresentare una presenza autentica e spontanea, capace di mantenere uno spazio di normalità. Anche nelle relazioni di coppia e nel rapporto con i genitori emergono nuove dinamiche, tra il bisogno di autonomia e la necessità di sostegno.
Ritrovare una nuova leggerezza
Affrontare un tumore in giovane età lascia inevitabilmente dei segni, ma nel tempo è possibile ritrovare una forma diversa di leggerezza, più consapevole. «La leggerezza può tornare, ma in una forma diversa», racconta Luzzati. «Rimarrà una maggiore consapevolezza rispetto ai coetanei che non hanno vissuto la malattia: la consapevolezza della paura del futuro, della possibilità che la malattia torni, dell’esperienza delle terapie e dei cambiamenti del corpo». Accettare i cambiamenti e trovare spazi di ascolto e supporto psicologico può aiutare i giovani a dare senso all’esperienza vissuta e a ricostruire il proprio percorso.
Per approfondire, leggi l’intervista completa alla dott.ssa Luzzati sul blog Parliamone qui, il progetto di psiconcologia di LILT Milano Monza Brianza.
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Biologa e divulgatrice scientifica. Dopo la laurea e il dottorato di ricerca, ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza e ha scelto di dedicarsi alla divulgazione scientifica. Si occupa principalmente di salute e prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere la scienza chiara e accessibile a tutti.
