Non solo parole. Attraverso il corpo, l’azione e la relazione, lo psicodramma aiuta a dare forma alle emozioni che accompagnano la malattia oncologica.
Nel percorso oncologico non sempre è facile trovare le parole per raccontare paure, emozioni e vissuti legati alla malattia. Per questo, accanto ai colloqui individuali, esistono approcci terapeutici che aiutano a esprimere ciò che si prova anche attraverso il corpo e la relazione con gli altri. Tra questi c’è lo psicodramma, un approccio terapeutico di gruppo che utilizza la rappresentazione teatrale per raccontarsi in modo diverso e favorire la consapevolezza e la rielaborazione emotiva.
«È come entrare in uno spazio in cui la vita quotidiana rimane fuori, permettendo ai partecipanti di rielaborare vissuti complessi attraverso l’azione e l’espressione corporea», spiega il dottor Michele Montecalvo, psicologo che collabora con il servizio di psiconcologia di LILT Milano Monza Brianza.
Mettere in scena il proprio vissuto
Durante gli incontri, ogni partecipante può portare la propria esperienza e metterla in scena con il supporto del gruppo e del terapeuta. In ambito oncologico, questo approccio permette non solo di condividere emozioni e difficoltà, ma anche di confrontarsi con altre persone che stanno vivendo situazioni simili. «È un luogo in cui ci si confronta, ci si dà consigli, si parla delle terapie, degli ospedali in cui si è in cura e dei professionisti sanitari», racconta Montecalvo.
Le sessioni, della durata di circa due ore, prevedono una fase iniziale di condivisione, una fase di azione in cui viene rappresentata un’esperienza significativa e un momento finale di restituzione, sempre in un clima privo di giudizio.
I benefici dello psicodramma
Secondo lo psicologo, lo psicodramma può essere particolarmente utile per lavorare su ansia, rigidità emotiva e difficoltà relazionali. «I nostri disturbi spesso nascono da copioni ripetitivi; lo psicodramma aiuta a uscirne, favorendo spontaneità e capacità di affrontare i cambiamenti».
Pur non essendo adatto a tutti, perché richiede disponibilità a mettersi in gioco e condividere parti di sé, può rappresentare per molte persone un’importante occasione di crescita e di supporto durante il percorso di cura.
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Ph. Magnific
Biologa e divulgatrice scientifica. Dopo la laurea e il dottorato di ricerca, ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza e ha scelto di dedicarsi alla divulgazione scientifica. Si occupa principalmente di salute e prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere la scienza chiara e accessibile a tutti.