Agenti 00Sigarette: cosa abbiamo imparato in dieci anni

4 min lettura • News • A cura di Redazione LILT • Ultimo aggiornamento:
Agenti 00Sigarette: cosa abbiamo imparato in dieci anni

I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al programma nelle scuole primarie lo ricordano e ne sanno di più sul fumo dei coetanei. Ma per cambiare i comportamenti serve dare più spazio a emozioni e gruppo dei pari.

«So benissimo che fa male. E fumo.» Questa frase, pronunciata da uno dei giovani intervistati, mostra perché la consapevolezza dei rischi, per quanto solida, non è sempre sufficiente: a pesare sono emozioni, abitudini e gruppo dei pari. È uno dei risultati dello studio dell’Università di Milano-Bicocca sui ragazzi che, dieci anni fa, hanno partecipato ad Agenti 00Sigarette, il programma che LILT Milano propone per le classi IV e V delle scuole primarie. Ne avevamo anticipato i primi risultati a maggio, in occasione di ECToH 2026, dove il programma ha festeggiato i suoi dieci anni e ha ricevuto il primo premio della Call for Projects. Ora raccontiamo il quadro completo.

Uno studio lungo dieci anni

La ricerca, condotta dalla prof.ssa Patrizia Steca, dalla dott.ssa Marta D’Addario e da Ali Aboueldahab, ha seguito i bambini dalla quarta elementare fino ai 18-20 anni, confrontando le scuole che hanno aderito al programma con scuole che non l’hanno fatto. Nell’ultima fase, 227 giovani hanno risposto a un questionario online e 12 hanno partecipato a interviste individuali di approfondimento. Sono pochi gli interventi di prevenzione del tabagismo in età scolare valutati con un disegno così rigoroso e su un arco di tempo così lungo.

Cosa ha funzionato

Le conoscenze durano. Dopo dieci anni, chi ha partecipato al programma risponde in modo più corretto sul fumo rispetto ai coetanei del gruppo di controllo. La rappresentazione del fumo è più tecnica: tra le parole più citate ci sono “dipendenza”, “nicotina”, “monossido di carbonio”.

Il ricordo è vivo. Tina Nicotina, i polmoni neri, i mozziconi, le tessere e i giochi attivi sono ancora presenti nella memoria dei ragazzi. Il giudizio complessivo sul programma è di 80,3 su 100, con “utile” e “divertente” tra le parole più associate.

Protegge chi non fuma. Dalle interviste emerge che per chi non ha iniziato l’intervento ha rafforzato la scelta: «Mi ha aiutato a tenermi lontana», racconta una partecipante.

Sapere non basta

A 18-20 anni la quota di fumatori è simile nei due gruppi (circa un quarto del campione) ed è in linea con i dati nazionali. Il programma, dunque, non ha inciso sulla percentuale di chi fuma, risultato coerente con quanto osservato nelle fasi precedenti. Le interviste aiutano a capire perché. Il programma lavora già su gioco, emozioni e gruppo dei pari, ma i ragazzi che fumano raccontano che la sigaretta ha per loro una funzione precisa: rilassarsi, gestire ansia e tristezza, prendersi una pausa, stare con gli amici. Sapere che fa male non cancella questi bisogni. Nessuno racconta di aver iniziato per una scelta deliberata, ma per un percorso graduale fatto di curiosità e appartenenza al gruppo: «Non credo che avrei mai iniziato a fumare da solo.» Il contesto conta molto: i fumatori risultano molto più esposti a persone che fumano, in famiglia e tra gli amici.

E ora?

Lo studio conferma la direzione del programma e indica come rafforzarlo. I ricercatori suggeriscono alcune evoluzioni, che LILT valuterà insieme ai propri educatori:

  • più attività, meno lezione, per fare posto a esperienze da vivere in prima persona;
  • lavorare sulle emozioni, dando ai ragazzi strumenti alternativi alla sigaretta per gestire stress e tensione;
  • allenare il “no” con il role-playing sulle situazioni di pressione dei pari, un approccio già al centro del teatro sociale che ha meritato il premio europeo;
  • valorizzare la leva sensoriale, come odore e disgusto, che nelle interviste compare quasi solo tra i non fumatori;
  • prevedere richiami alle scuole secondarie, dove il rischio è più vicino, con contenuti aggiornati a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche;
  • coinvolgere famiglie e insegnanti, anche collegando la scuola ai servizi di disassuefazione per gli adulti.

Ogni modifica sarà testata con studi pilota prima di diventare parte del programma. I risultati sono già stati presentati a ECToH e sono in preparazione per la pubblicazione scientifica.

Mentre questi ragazzi diventano adulti, nelle scuole di Milano e di Monza Brianza altri bambini incontrano oggi gli Agenti. I risultati di questo studio servono anche a loro: a costruire una prevenzione che resti, e che aiuti sempre di più.

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Redazione LILT