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Uno studio osservazionale francese ha rilevato che solo il 5% dei pazienti COVID-19 è composto da fumatori. Da qui è stato ipotizzato che la nicotina possa avere un effetto protettivo contro questa malattia.

Mentre le autorità scientifiche si apprestano a valutare questi dati con il rigore necessario, noi di LILT sentiamo il dovere di fare chiarezza su un tema che riguarda il fumo e le sue implicazioni, da sempre oggetto di attenzione prioritaria nelle iniziative di prevenzione della nostra Associazione.

È risaputo che il fumo danneggia fortemente polmoni e sistema cardiovascolare. Tra l’altro un recente studio evidenzia quanto la nicotina abbia conseguenze dirette sull’organismo favorendo la diffusione del virus.

Fumare aumenta, quindi, il rischio di ammalarsi e di sviluppare complicanze più severe. Anche l’esposizione al fumo passivo rappresenta un fattore di rischio. È importante ricordare che nelle sigarette oltre alla nicotina sono presenti numerose sostanze pericolose per il nostro organismo che contribuiscono a rendere vulnerabili alle infezioni.

Anche le sigarette elettroniche rappresentano un rischio. In molti pensano che abbiano meno effetto sulla salute rispetto alle sigarette di tabacco. Numerosi studi però evidenziano come anch’esse siano causa di diverse patologie. Per quanto riguarda l’infezione da COVID-19 possono rappresentare un pericolo anche per chi ci circonda perché rischiano di veicolare il virus attraverso il vapore che viene rilasciato.


Il parere degli esperti sullo studio francese

Il dott. Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano spiega: “Da un’analisi dei 28 studi scientifici finora pubblicati, di cui 22 provenienti dalla Cina, che hanno considerato l’abitudine tabagica nei malati di coronavirus, risulta che il fumo di sigaretta non sembra affatto avere un effetto protettivo dal contagio, ma che soprattutto fumare rappresenta un fattore prognostico negativo per tali pazienti.

La pseudo-notizia dello studio condotto presso l'ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi, effettuato su un piccolo numero di casi e oltretutto ancora in fase di pre-stampa purtroppo è stata pubblicata prematuramente sui giornali.

Da decenni noi medici e ricercatori cerchiamo di far capire a ognuno l'importanza di smettere di fumare o, meglio ancora, di non cominciare nemmeno. Le sigarette uccidono, non creiamo degli alibi ai fumatori in un momento già così drammatico per tutti come quello che stiamo vivendo”.

Mentre il prof. Carlo La Vecchia, docente di Epidemiologia all’Università Statale di Milano, aggiunge: “Non vi è evidenza alcuna che la nicotina, in quanto alcaloide, abbia effetti favorevoli sulla infezione da COVID-19, né sulla sua prognosi – spiega l’epidemiologo -. I dati sull’argomento, puramente osservazionali e pubblicati su un sito ma non su una rivista scientifica, non sono interpretabili. Poiché la patologia grave da Coronavirus è una sindrome respiratoria (polmonite) con coinvolgimento vascolare trombotico, i fumatori restano a maggior rischio di grave patologia e decesso da COVID-19”.

Il “rischio”, a cui accenna il prof. La Vecchia, è ben documentato dalle statistiche: un terzo dei fumatori ha complicazioni polmonari più serie degli altri contagiati e una probabilità doppia di avere bisogno di terapia intensiva.

“Chi fuma è più fragile di fronte al virus - aggiunge il nostro presidente Marco Alloisio, primario di chirurgia toracica che è in prima linea in questa emergenza sanitaria -. Non è il momento per le false illusioni o per le ricette facili. Il mio consiglio è di non usare la scusa di uno studio ancora tutto da dimostrare per continuare a fumare o addirittura riprendere. Pensate ai vostri polmoni: oggi sono più preziosi che mai”.



Per approfondire:

www.repubblica.it

www.wired.it

www.qeios.com

febs.onlinelibrary.wiley.com

www.ncbi.nlm.nih.gov



Aprile 2020