Imparare ad ascoltare, imparare a restare          

4 min lettura Storie A cura di Redazione LILT Ultimo aggiornamento:
Imparare ad ascoltare, imparare a restare          

Attraverso il libro di Claudio, volontario LILT, scopriamo l’hospice non come un luogo di fine, ma come uno spazio di relazioni e di un amore che resta.

C’è un tempo, dentro un hospice, che non assomiglia a nessun altro. Non scorre, non corre. Si dilata. A volte, invece, si ferma del tutto. È in questo tempo sospeso che Claudio Lorenzo Medici, da cinque anni volontario di LILT Milano presso l’Hospice “Beati Coniugi Martin” di Milano, ha imparato ad ascoltare. Ed è da quell’ascolto che è nato il suo primo libro: La nostalgia è l’amore che resta.

Restare e ascoltare

Ci sono libri che nascono dall’immaginazione e libri che nascono dall’ascolto. Le pagine scritte da Claudio appartengono a questo secondo cammino: sono il frutto di un tempo sospeso, passato accanto a pazienti e famiglie nell’ultimo tratto di strada. Un luogo profondo in cui “non c’è più nulla da guarire, ma tutto da custodire”.

Nelle pagine si incontrano vite che si intrecciano nell’hospice: c’è chi si sposa, chi canta, chi aspetta semplicemente una mano da stringere, chi ritrova un amore lasciato in sospeso, chi se ne va in silenzio. E c’è chi, come Claudio, resta. Resta ad ascoltare, senza fretta, senza la pretesa di dare risposte.

Non è un libro sulla morte. È un libro sulla relazione, sulla presenza, su ciò che rimane quando sembra che non rimanga più nulla. Una scrittura che racconta l’accompagnamento alla fine della vita senza scivolare nella retorica del dolore.

Con rispetto, silenzio e il cuore aperto

Tra le pagine del libro, Claudio ha voluto lasciare un pensiero rivolto proprio a LILT, l’associazione che lo ha accompagnato in questo percorso di volontariato.

Un ringraziamento alla LILT che mi ha insegnato ad attraversare queste storie in punta di piedi, come si entra in un luogo sacro: con rispetto, silenzio e il cuore aperto all’ascolto.

Claudio, volontario LILT

Sono parole che mostrano che cosa significhi, per un volontario, imparare un modo di stare accanto ai pazienti oncologici: entrare nelle storie degli altri senza invaderle, essere vicini senza prevaricare, ascoltare senza dover necessariamente dire qualcosa.

“In un hospice il tempo non scorre: si dilata, si piega, a volte si ferma. È in questo spazio sospeso che nascono le storie di questo libro. Pazienti, familiari, operatori: vite che si incontrano quando non c’è più nulla da guarire, ma ancora molto da custodire. C’è chi si sposa, chi canta, chi aspetta una mano, chi ritrova un amore, chi se ne va in silenzio. E c’è chi resta, ad ascoltare. Con una scrittura limpida e profondamente umana, l’autore racconta l’esperienza dell’accompagnamento alla fine della vita senza mai cedere alla retorica del dolore. Ogni pagina è un frammento di verità: intima, fragile, necessaria. Non storie di morte, ma di relazione. Non un libro sulla fine, ma sulla presenza. La nostalgia è l’amore che resta è un attraversamento delicato e potente di ciò che rimane quando tutto sembra perduto. Un libro che non consola, ma accompagna. E che, senza prometterlo, insegna ad amare la vita senza più avere paura della morte.

“La nostalgia è l’amore che resta” è disponibile in libreria e nei principali store online.

Il volontariato come dono reciproco

La storia di Claudio è, prima di tutto, una testimonianza di quanto il volontariato sia un arricchimento reciproco. Si dona tempo, attenzione, presenza, e si riceve, in cambio, qualcosa che cambia profondamente il proprio sguardo sulla vita.

Non è un caso che Claudio, dopo cinque anni accanto ai pazienti dell’hospice, abbia sentito il bisogno di trasformare quell’esperienza in parole da condividere. Il volontariato, quando è vissuto con questa intensità, non resta confinato al tempo che gli si dedica: entra nella vita di chi lo pratica, la arricchisce, a volte la orienta in modo permanente.

È questo, forse, il messaggio più prezioso che arriva dal suo libro: essere accanto a chi soffre non significa solo offrire sostegno a chi lo riceve. Significa anche imparare, senza più paura, ad amare la vita e a guardarla con occhi diversi.

La sua esperienza di volontario in un dono che oggi può raggiungere e toccare chiunque lo legga, ben oltre le mura dell’Hospice dei Beati Coniugi Martin.

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Claudio, volontario LILT