Un nuovo studio italiano rassicura le donne under 40: la stimolazione ormonale per preservare la fertilità non aumenta il rischio di recidiva. La ricerca conferma che più di sette donne su dieci riescono ad avere un figlio dopo il tumore al seno.
È possibile una gravidanza anche dopo un tumore al seno? La risposta è sì. Ad affermarlo è uno studio italiano che è stato presentato all’ultimo San Antonio Breast Cancer Symposium, uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati al carcinoma mammario. È una bella notizia. Il tumore al seno, infatti, colpisce anche donne giovani: dati alla mano, un caso su dieci riguarda le under 40. Si tratta spesso di forme più aggressive, che pongono sfide non solo cliniche ma anche psicologiche e sociali, legate alle esigenze specifiche di una donna giovane. E che comprendono anche il desiderio di maternità dopo la malattia e i trattamenti antitumorali.
La stimolazione ormonale non è pericolosa
Lo studio PREFER ((PREgnancy and FERtility) è stato coordinato dall’Università di Genova e dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino. Ha coinvolto 746 donne tra i 18 e i 45 anni con un tumore al seno in fase precoce ed è stato avviato in Italia nel 2012. L’obiettivo? Sciogliere importanti domande. «Per molto tempo noi oncologi, per paura di una possibile recidiva, abbiamo considerato come potenzialmente pericolosa la stimolazione ormonale», ha raccontato Matteo Lambertini, Coordinatore dello studio PREFER e Professore Associato di Oncologia Medica presso l’Università di Genova-IRCCS Ospedale Policlinico San Martino. «Per congelare gli ovociti è necessaria la stimolazione ormonale per un periodo limitato di tempo, di solito solo 10-15 giorni. Con il nuovo studio è stato evidenziato come non vi siano effetti negativi del trattamento. I risultati, dunque, possono fornire nuove prospettive per migliorare la consulenza sull’onco-fertilità nelle donne in premenopausa con un cancro mammario in fase iniziale».
Gravidanza e allattamento dopo la cura
La stimolazione ormonale per la conservazione degli ovociti, quindi, non influisce negativamente sulla prognosi dal momento che non aumenta il rischio di recidiva, cioè di ritorno della malattia. Un risultato importante, ma anche un invito a non trascurare la salute del seno, neppure nella fascia di età più giovane. Sì allora a sottoporsi a controlli regolari e a non trascurare segnali sospetti come un nodulo, o in generale qualsiasi cambiamento o irregolarità che riguardano il seno. Se la diagnosi è precoce, infatti, le possibilità di guarigione possono sfiorare il 90%. Ed è possibile anche una gravidanza, come ha dimostrato uno studio precedente, presentato ad Asco, il congresso mondiale di oncologia, nel 2024, sempre coordinato dall’Università di Genova. Tra le donne che hanno cercato una gravidanza dopo i trattamenti, più di sette su dieci sono riuscite a diventare mamme almeno una volta.
Ma c’è di più. Altri studi, questa volta presentati al congresso europeo di oncologia ESMO, spazzano via anche i dubbi sull’allattamento, che non aumenta il rischio di recidiva.
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Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.
