Risultati promettenti dallo studio INTerpath-001 guidato anche dall’Istituto dei Tumori di Milano, ma per la disponibilità reale del vaccino serve cautela. Cos’è e come funziona la nuova terapia a mRNA contro le recidive.
Il melanoma ha le ore contate. Finalmente è in arrivo il primo vaccino. Guarigione definitiva. Eccole, le frasi che sono rimaste impresse più di tutte, dopo la notizia che è iniziata a circolare a fine agosto, con l’annuncio dei risultati di uno studio clinico che ha coinvolto pazienti con melanoma. Ma è davvero così? Non del tutto. Facciamo chiarezza, a partire da un concetto generale. Vengono chiamati genericamente vaccini, ma è un termine improprio. Non è una vaccinazione classica, perché non agisce preventivamente. Si tratta di un vaccino terapeutico perché viene somministrato quando c’è già la malattia oncologica.
I dati dello studio e la necessaria cautela
Hanno unito le forze molti Centri importanti a livello internazionale. Sono stati reclutati in totale 1.137 pazienti con caratteristiche specifiche, cioè melanoma in stadio IIB-IV completamente asportato chirurgicamente ma ad alto rischio di recidiva. La ricerca italiana ha un ruolo di grande rilievo, grazie all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. È infatti il centro che ne ha randomizzato il maggior numero al mondo nello studio: 82 pazienti randomizzati su 128 sottoposti a screening, oltre 30 in più rispetto al secondo centro a livello mondiale, in Australia.
Freniamo gli entusiasmi. Al momento il vaccino terapeutico non è ancora disponibile. La notizia che è stata divulgata riguarda i risultati preliminari dello studio di Fase 3 INTerpath-001. Pe quelli relativi allo studio completato, bisognerà attendere il congresso di oncologia europeo ESMO a ottobre. Ma anche dopo questo evento importante, non sarà ancora disponibile.
Dall’immunoterapia alla svolta del trattamento personalizzato a mRNA
Attenzione. Ad oggi i pazienti con melanoma ad alto rischio non sono “scoperti”, ma hanno già una terapia. L’immunoterapia con il principio attivo pembrolizumab è in grado di ridurre significativamente il rischio di recidiva e di metastasi. Con il nuovo trattamento i benefici potrebbero aumentare significativamente perché all’immunoterapico è stato aggiunto in associazione il vaccino personalizzato a mRNA intismeran. È stato definito personalizzato non a caso: viene costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente.
Ph. Magnific
Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.