I miei 30 anni a fianco di LILT 

4 min lettura Storie A cura di Redazione LILT Ultimo aggiornamento:
I miei 30 anni a fianco di LILT 

Dal primo giorno nello Spazio Prevenzione agli anni in Istituto Tumori: la storia di Elsa, volontaria che ha fatto della presenza e del sorriso la sua missione quotidiana. 

«Mi sento utile». Basterebbero queste tre parole per raccontare Elsa e i suoi trent’anni come volontaria LILT. Ma dietro questa semplicità si nasconde una storia bellissima, fatta di quotidianità, di piccoli gesti che diventano grandi, di presenza costante accanto a chi affronta uno dei momenti più delicati della propria vita. 

Durante la Giornata del Volontario, Elsa è stata premiata per questo traguardo straordinario. Trent’anni di dedizione, di mani tese e parole di conforto. Ma per lei è solo una tappa di un percorso che continua. 

Tutto è cominciato con un invito 

Il marito e la figlia di Elsa erano già volontari sulle ambulanze, sempre in movimento tra turni di lavoro, notti e festivi. Un giorno le dissero: «Mamma, fai qualcosa anche tu». Il figlio sedicenne, intanto, non la voleva più come rappresentante di classe, perché «mi diceva che lo mettevo nei guai», sorride Elsa. 

Aveva già aiutato in parrocchia le famiglie in difficoltà. Sentiva di avere tempo ed energie da dedicare agli altri. “Vai alla LILT, è un’associazione», le disse sua figlia. Ed Elsa andò. 

Il primo giorno e tutti quelli dopo 

Dopo l’incontro con la psicologa e il corso di formazione, Elsa iniziò il suo primo anno nello Spazio Prevenzione LILT di via Molise. Poi arrivò la richiesta di trasferirsi all’Istituto Tumori di Milano, al punto accoglienza e informazioni del servizio di mammografia. «C’era bisogno», le dissero. E lei rispose sì. 

Di quei 29 anni passati ad accogliere le donne che arrivano per la mammografia rimane tutto: le mattine d’inverno quando deve uscire presto nonostante il freddo, i sorrisi delle pazienti, i momenti difficili quando qualcuna esce preoccupata da un esame. Ma anche le parole che Elsa ha imparato a dire con dolcezza e fermezza: «Siete nel posto giusto, siete in mani buone. Vedrete che con la tecnologia moderna le cose vengono prese per tempo». 

«Le cose sono migliorate moltissimo in 30 anni», racconta con gli occhi che brillano pensando ai progressi della medicina, alla strumentazione che permette di vedere sempre meglio e di intervenire tempestivamente. 

Quando il volontariato ti cambia 

In famiglia mi hanno sempre detto che sono cambiata facendo volontariato.

Elsa, volontaria LILT

«Sono diventata la pacera, quella che mette tranquillità succede qualcosa», confessa Elsa. Ha imparato a stare accanto al dolore senza esserne travolta, a portare serenità anche nei momenti più difficili. 

Perché il volontariato non è solo dare, è anche ricevere. «Frequentare il luogo di cura mi ricorda quanto sono fortunata», dice. «Ringrazio sempre il Cielo di stare bene». 

Durante uno dei suoi turni si è presentata una signora di quasi novant’anni. Elsa l’ha fatta accomodare, ha fatto presente che per legge doveva avere un trattamento prioritario, l’ha accompagnata. «È un dovere, ma è anche un piacere», spiega. E in questa frase c’è tutta l’essenza del suo essere volontaria. 

La LILT che è cresciuta insieme a lei 

In trent’anni Elsa ha visto l’associazione trasformarsi, ingrandirsi, evolvere. Ma quello che non è cambiato è l’attenzione che LILT dedica ai suoi volontari, attraverso gli incontri di formazione e il supporto costante. «Mi sono sempre trovata benissimo, ho sempre apprezzato molto gli incontri, anche con la psicologa, perché ci aiutano molto anche come persone». 

E questa cura si riflette nel modo in cui i volontari accolgono i pazienti. I ringraziamenti sono costanti, il riscontro sempre positivo. «Ci dicono sempre: c’è sempre un sorriso da parte vostra, c’è sempre attenzione». Ed Elsa risponde con semplicità: «Noi siamo qui per voi». 

La gioia che si condivide 

Elsa non ha mai tenuto per sé la gioia del volontariato. Quando qualcuno le chiede un consiglio, la risposta è sempre la stessa: «Provaci!»  

«Se non potete dare il vostro tempo, date i soldi. Aiutate lo stesso», dice a chi proprio non se la sente. Perché il sostegno può prendere tante forme. 

Viene dalla bergamasca, Elsa, dove sin da piccola era abituata ad aiutare le persone anziane, ad andare in parrocchia, a rendersi utile. «Per me è nato così e continuerà così». 

Fino agli 80 anni  

Quando Elsa parla del futuro, ha le idee chiarissime: vuole continuare a fare la volontaria ancora per cinque anni, fino a quando non compirà 80 anni. «Dopo si va in pensione», ride. 

Ma finché se la sente, continuerà a essere lì, ogni settimana, con il suo sorriso, la sua presenza, quella capacità unica di far sentire le persone al sicuro nel momento in cui ne hanno più bisogno. 

Perché quello che conta davvero, quello che Elsa ha capito in questi trent’anni, è una cosa molto semplice: «Sono una volontaria perché lo faccio volentieri». 

Ed è questo “volentieri” che fa la differenza. Ogni singolo giorno. 

Abbiamo bisogno di volontari a sostegno delle nostre iniziative di assistenza ai pazienti oncologici e di prevenzione e lotta contro i tumori.

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Redazione LILT