Diventare volontari LILT: un approccio consapevole e attento

4 min lettura L'esperto risponde A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Diventare volontari LILT: un approccio consapevole e attento

La psicologa Sonia Ambroset spiega come avviene la selezione dei volontari: dal primo colloquio alla supervisione continua, per garantire che ogni persona trovi il proprio ruolo, attraverso la preparazione e il supporto.

Il 2026 è l’anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile, fortemente voluto dalle Nazioni Unite. E che riconosce alla figura del volontario la capacità di offrire il suo contributo nell’ambito del processo di cambiamento in atto in tutto il mondo, come da indicazioni dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  

La scelta di intraprendere un percorso quale volontario, quindi, quest’anno assume una valenza in più. Ma quali sono i diversi passaggi? Li racconta Sonia Ambroset, Psicologa, e Responsabile della Selezione e della Formazione dei volontari LILT Milano

In cosa consiste il primo incontro con una persona che vuole diventare un volontario? 

Innanzitutto, bisogna lavorare sulle motivazioni. Molte volte la richiesta nasce da un’esperienza diretta. Ad esempio, sono persone che hanno ricevuto aiuto e supporto e che sentono il desiderio di restituire qualcosa. Spesso inoltre, anche solo intuitivamente, hanno già un’idea di ciò che vorrebbero fare e di ciò che invece non si sentono di fare. Per questo spieghiamo fin da subito tutte le possibilità di impiego: l’assistenza diretta alla persona malata è solo una delle opzioni, ma ce ne sono molte altre. 

Cosa valutate quando qualcuno chiede di fare assistenza diretta? 

In quel caso cerchiamo di capire da dove nasce questa esigenza, soprattutto se è legata a esperienze personali. Molte persone arrivano perché sono state malate, oppure perché hanno accompagnato un familiare o una persona cara nel percorso di malattia. Queste esperienze possono aver fatto comprendere quanto sia importante la vicinanza umana, il calore, la presenza di qualcuno che non è un sanitario ma che sa “stare accanto”. Detto questo, non è affatto automatico che chi ha vissuto un’esperienza di malattia sia pronto o adatto a fare assistenza diretta. 

Non tutti i volontari, quindi, sono a contatto con i pazienti? 

Esatto, ed è una cosa importante da chiarire.  Ci sono persone che preferiscono attività diverse: banchetti informativi, trasporti, supporto organizzativo. In questi casi cerchiamo di capire quali sono le competenze naturali della persona, le chiediamo un’autovalutazione: come si descrive, in cosa si sente più a suo agio, quali aspetti riconosce come punti di forza o di difficoltà. In questo, ha un ruolo primario il colloquio con lo psicologo. È un lavoro di conoscenza e di sviluppo della consapevolezza, serve a fare chiarezza e ad aiutare la persona a distinguere i propri bisogni da quelli delle persone che potrebbe incontrare come volontario. In pratica, lo psicologo funziona un po’ come uno specchio: restituisce ciò che emerge dal racconto e pone domande che aiutano a riflettere. 

Ci sono dei percorsi di selezione successivi al primo colloquio? 

Sì, la selezione avviene per step. Dopo il colloquio, a cui in molti casi si associa anche la compilazione di un test, c’è il corso di formazione di base, che è obbligatorio per tutti. Anche questo è un momento molto importante, perché permette alle persone di capire concretamente cosa significa fare volontariato nei diversi contesti. Spesso il volontario inizia in altri servizi come per esempio all’accoglienza e poi, nel tempo, se emergono le caratteristiche adatte, può essere accompagnato verso contesti più complessi. Ogni passaggio è sempre preceduto da un colloquio, perché l’obiettivo è che il volontario sia pronto, consapevole e tutelato

C’è un periodo di affiancamento? 

Sì, sempre dopo la formazione, è una sorta di tirocinio di circa un mese. (due mesi nel caso dell’inserimento in Cure Palliative) Il nuovo volontario è affiancato da un volontario senior, che conosce già bene il servizio e lo aiuta a inserirsi. Al termine di questo periodo si fa una valutazione di ciò che è avvenuto nella pratica e, se necessario, si rivede l’inserimento. Va detto anche che il supporto è costante nel tempo e tutti i volontari hanno accesso alla supervisione, che può essere mensile o bimestrale a seconda del servizio, con psicologi e counselor che accompagnano i gruppi in modo continuativo. La supervisione serve sia come spazio protetto per elaborare ciò che si vive, soprattutto nelle situazioni più difficili, sia per rafforzare il senso di appartenenza a un gruppoIl volontariato non è un’azione individuale, ma è stare dentro un sistema, con momenti strutturati di confronto e supporto.   

Vuoi diventare volontario LILT? Ti accompagniamo con formazione, affiancamento e supporto continuo.

Candidati subito senza impegno

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.