La connessione segreta tra piante e coscienza umana 

3 min lettura L'esperto risponde A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
La connessione segreta tra piante e coscienza umana 

La psicologa e psicoterapeuta Luciana Murru svela un legame antico: come il mondo vegetale riflette e nutre la nostra dimensione più profonda. 

È primavera, con un’esplosione di fiori, di verde, che porta con sé serenità, desiderio di rinascita, Sensazioni, queste, che sono innate dentro di noi. Il legame tra natura e dimensione spirituale è infatti antico e profondissimo. Non riguarda solo l’estetica, ma qualcosa di connaturato alla vita stessa. Le piante, d’altronde, esistono da molto prima degli esseri umani e raccontano una storia del pianeta più antica della nostra. E ci dicono molto di noi, come ci racconta Luciana Murru, psicologa e psicoterapeuta

Dottoressa Murru, anche il semplice disegno di un albero può diventare una narrazione di sé stessi? 

In psicologia esiste un test molto interessante, il cosiddetto test dell’albero, ideato da Karl Koch. È un test proiettivo: si chiede a una persona di disegnare un albero su un foglio bianco, e da quel disegno emergono aspetti profondi della sua interiorità. Le radici, ad esempio, rappresentano il radicamento, il legame con le parti più profonde di sé. Il tronco racconta la struttura dell’Io, la stabilità, la forza interiore. La chioma e i rami indicano l’apertura verso l’esterno, verso il mondo e, simbolicamente, verso il cielo. Anche la posizione dell’albero nel foglio, cioè al centro, ai margini, in alto o in basso, dice qualcosa sul modo in cui una persona si colloca nel proprio ambiente. Perfino gli elementi aggiuntivi come frutti, nidi, animali, arricchiscono il racconto simbolico. È interessante vedere come un semplice albero possa diventare uno specchio della vita interiore.  

È così profonda la connessione tra esseri umani e mondo vegetale? 

Il rapporto con le piante è anche uno specchio della nostra interiorità. I fiori, ad esempio, accompagnano tutte le fasi della vita: li usiamo per esprimere amore, gratitudine, accoglienza. Sono presenti nei matrimoni, nei battesimi, nei funerali. In ogni passaggio importante della vita, accanto al cibo, ci sono sempre i fiori come forme di nutrimento simbolico. E il mondo vegetale è intrecciato con i nostri riti più profondi: pensiamo alla Pasqua con l’ulivo, ai crisantemi per commemorare i defunti. 

Quanto sono importanti le piante per il benessere? 

Molto. Esiste una relazione diretta con la natura. Camminare tra i fiori, fermarsi sotto un albero, appoggiarsi al suo tronco, osservare un dettaglio senza uno scopo pratico, sono situazioni che attivano una forma di contemplazione. In quei momenti si crea una sorta di risonanza interiore. Ci si sente in sintonia con qualcosa di più grande, con il “tutto”. È una sensazione che ha a che fare con la bellezza, ma anche con il mistero dell’esistenza. Non è un caso infatti che i luoghi di ricerca spirituale come i monasteri, siano immersi nella natura: i chiostri, i giardini, il silenzio, favoriscono questa connessione e accompagnano spesso il percorso interiore. C’è anche uno scambio tra noi e le piante. Loro producono ossigeno, essenziale per la nostra sopravvivenza, noi restituiamo anidride carbonica, di cui si nutrono. È una relazione reciproca, essenziale, che dimostra quanto siamo interconnessi

Cosa significa coltivare una pianta? 

Significa sostenere la vita. E quella vita restituisce bellezza, ma anche benessere. Esistono progetti, anche in ambito ospedaliero, in cui i pazienti oncologici vengono coinvolti in attività di cura delle piante durante la degenza. Prendersi cura di qualcosa diventa parte del percorso terapeutico. Ma è anche qualcosa di più profondo. Queste esperienze ci mettono davanti al tema della responsabilità, a come ci prendiamo cura della vita che ci circonda. Spesso gli esseri umani tendono a deresponsabilizzarsi, e questo è un nodo importante anche dal punto di vista della crescita della coscienza. Il rapporto con la natura rischia di diventare puramente utilitaristico e per questo sarebbe importante educare le persone a prendersi cura del verde. Non solo come responsabilità delle istituzioni, ma anche come impegno collettivo. Piccole comunità di quartiere che si prendono carico di aiuole, alberi, giardini rappresenterebbero un gesto profondamente educativo oltre che benefico

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.