Luoghi, servizi e opportunità da ripensare, ma anche abitudini da costruire, a partire da genetica, blue zone e ricerche sulla longevità.
C’è anche una giornata internazionale dedicata alle persone anziane. È il primo ottobre di ogni anno e racchiude in sé messaggi importanti. Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riconosce infatti il ruolo fondamentale degli anziani nella società come leader, educatori e custodi della tradizione. E lo ribadisce forte e chiaro anche il motto dell’edizione di quest’anno: “The Age of Longevity: Rethinking Systems for Longer Lives” (L’età della longevità: ripensare i sistemi per vite più lunghe). E ci sta. Stiamo assistendo a un lento ma graduale invecchiamento della popolazione, che sta portando a riflettere su luoghi, servizi, opportunità. Sì, anche opportunità. Perché gli anziani di oggi sono diversi dagli anziani di ieri, e ancora di più lo saranno quelli di domani: hanno una vita impegnata, spesso sono ancora inseriti nel mondo lavorativo nonostante l’età, sono dinamici. E questo sarà un trend destinato a crescere nei prossimi anni, forte anche delle numerose ricerche sulla longevità, che stanno fornendo risultati inaspettati.
Il destino non è solo scritto nel DNA: cosa ci insegnano le blue zone
La frase, non supererò gli 80 anni considerando la mia famiglia, non ha giustificazioni. Perché il patrimonio genetico ereditato alla nascita ha un peso sulla longevità del 50%. Ed è stato persino individuato un gene ad hoc. Si chiama FOX03 ed è un fattore chiave della longevità umana: chi eredita varianti specifiche di questo gene “parte” con un bel vantaggio rispetto a chi non ce l’ha. Ma da solo non basta.
L’altro 50% dipende dal singolo. La prova? Le blue zone, cioè le zone del pianeta rinomate per la straordinaria longevità e il benessere dei loro residenti. Attualmente, le aree ufficialmente mappate e riconosciute sono cinque: Loma Linda negli Stati Uniti (California), la penisola di Nicoya in Costa Rica, l’Ogliastra in Sardegna, l’isola greca di Ikaria e la prefettura giapponese di Okinawa. Al di là dei primati legati all’età avanzata, a stupire è l’elevato standard di vita di queste comunità, dove il declino cognitivo e la demenza senile sono fenomeni praticamente assenti. Queste regioni non si limitano a prolungare l’esistenza biologica dei propri abitanti, ma offrono un modello in cui la quotidianità si mantiene dinamica, socialmente attiva e profondamente appagante. Funziona? Sì. In queste aree del mondo si registra un’incidenza notevolmente inferiore di malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari e di demenza e declino cognitivo.
Il primo consiglio: andare oltre i cliché dell’invecchiamento
La vera sfida è quella di demolire i pregiudizi sull’invecchiamento. Gli esempi che riguardano una vita attiva anche con l’avanzare degli anni non mancano. Uno vale per tutti ed è il caso di un atleta ottantaduenne, trasformatosi in un vero e proprio oggetto di studio accademico dopo aver iniziato a correre a sessantasei anni: oggi affronta senza fatica ultramaratone da cinquanta chilometri, alimentandosi seguendo i princìpi della dieta mediterranea.
Gli studi, comunque, ci mostrano che si può guadagnare in salute anche senza compiere imprese titaniche. Un’ampia ricerca transazionale pubblicata su The Lancet che ha coinvolto oltre 135 mila quarantenni in Norvegia, Svezia, Stati Uniti e Regno Unito ha dimostrato che anche un incremento minimo dell’attività fisica, come una camminata accelerata di appena cinque minuti al giorno, si traduce in un calo stimato del 10% della mortalità.
Un concetto, questo, ribadito anche da un’indagine pubblicata sulla rivista eClinical Medicine e condotta su circa 60mila soggetti (età media sessantaquattro anni): piccoli e costanti miglioramenti nella qualità del sonno, nel movimento e nella scelta di un’alimentazione basata su verdure, cereali integrali e legumi sono sufficienti a prolungare concretamente l’aspettativa di vita.
Al Festival della Prevenzione 2027 parleremo anche di longevità. Restate aggiornati sui nostri canali e sul sito del festival per scoprire il programma della prossima edizione.
Ph. Magnific
Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.