Tabacco riscaldato: basta sconti fiscali

4 min lettura A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Tabacco riscaldato: basta sconti fiscali

Aumentare i costi per contrastare l’abitudine al fumo. Di recente si è discusso molto su una nuova proposta volta a disincentivare il consumo dei prodotti a tabacco riscaldato che, ad oggi, godono ancora di sconti fiscali e di norme meno severe delle sigarette normali riguardo diffusione e promozione.

La proposta

Aumentare l’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per proteggere la salute e rafforzare il Sistema Sanitario Nazionale. Ecco cosa prevede l’emendamento n 1.54, a prima firma della deputata Rossella Muroni, presentato nei giorni scorsi per il Decreto Legge 19 maggio 2020, il cosiddetto Decreto Rilancio.

Non è una nuova tassa, ma una rimodulazione dell’accisa già presente per i prodotti a tabacco riscaldato, passando dall’attuale
25% al 75%, stessa percentuale delle sigarette, per disincentivarne l’acquisto e l’utilizzo. La proposta prevede che le entrate derivanti da questa modifica siano destinate al finanziamento dell’assistenza domiciliare territoriale, un servizio di fondamentale importanza.

Non solo l’emendamento Muroni, sono state avanzate diverse proposte sull’aumento delle accise sui prodotti a tabacco riscaldato. C’è chi ha proposto anche di portarle dal 25% al 100%.

I prodotti a tabacco riscaldato

Le sigarette a tabacco riscaldato (HTP – Heated Tobacco Products) sono dispositivi elettronici che riscaldano il tabacco, non un liquido come nel caso della sigaretta elettronica, a una temperatura compresa tra i 240 e i 350°C, generando un vapore contenente nicotina. Nel dicembre del 2014 Philip Morris International (PMI) ha lanciato IQOS, primo prodotto a tabacco riscaldato in Italia, nel giro di soli due anni ha poi espanso le vendite in tutta Europa.

Negli ultimi anni questi prodotti, adottati spesso come alternativa alle sigarette tradizionali, sono diventati motivo di preoccupazione per la salute pubblica. Ad allarmare sono i possibili effetti legati all’inalazione
di
sostanze nocive
e la loro presenza nelle emissioni di vapore.

Essendo appunto un prodotto molto recente non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine e non si sa ancora se siano più (o meno) sicuri rispetto alle sigarette tradizionali. Ciò che è certo è che non sono privi di rischi per la salute. Nessuno studio è stato condotto finora per testarne l’efficacia come strumento per smettere di fumare.

Nella giusta direzione

Noi di LILT siamo impegnati in prima linea nella lotta al fumo. Promozione di iniziative per scuole e aziende, programmi di disassuefazione e campagne di sensibilizzazione rivolte a tutta la popolazione sono solo alcune delle azioni che da decenni mettiamo in campo contro il tabacco. In questo particolare periodo abbiamo avuto un’ulteriore prova di quanto il fumo rappresenti un importante fattore di rischio per malattie e infezioni. Con questa nuova proposta siamo sulla buona strada? Risponde il nostro presidente, il professor Marco Alloisio:

“Sono favorevole a questo nuovo emendamento, è una proposta che va nella giusta direzione. L’aumento delle accise su questi prodotti rappresenta un metodo efficace per contrastare l’abitudine al fumo e ci equipara agli altri Paesi che già lo fanno”.

La legislazione in Italia

In Italia le vendite dei prodotti a tabacco riscaldato risultano in crescita. Godono di benefici sia fiscali che regolatori rispetto alle sigarette tradizionali, la differenza nelle accise su tali prodotti è del 25% per il tabacco riscaldato contro il 75% per le sigarette tradizionali. Ma non solo. I prodotti a tabacco riscaldato sono esenti dal divieto di utilizzo nei luoghi chiusi e sono esenti dal divieto di promozione e pubblicità.

Il panorama europeo

Attualmente non esiste una normativa unica a livello europeo per questo tipo di prodotti, come invece c’è per il tabacco tradizionale. La situazione si presenta quindi piuttosto frammentata: alcuni tassano i liquidi elettronici e i prodotti del tabacco riscaldati con aliquote diverse, altri Stati invece non li tassano affatto. Questa situazione rende difficile monitorare il mercato e controllare la diffusione di questi prodotti.

A ciò si aggiunge la pressione da parte dell’industria del tabacco, la quale sostiene che i nuovi prodotti abbiano significativamente ridotto i rischi per la salute rispetto al fumo tradizionale e dovrebbero quindi essere trattati di conseguenza.

Cosa dice l’OMS

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la tassazione e i prezzi di vendita sono fattori chiave nel controllo della domanda dei prodotti di tabacco, rappresentano la componente essenziale di un approccio integrato alle politiche di controllo del tabacco. L’aumento della tassazione è riconosciuto come uno dei metodi più efficaci nella riduzione del consumo. È uno strumento cruciale.

Luglio 2020

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.