Lo spazio del desiderio

4 min lettura • Storie • A cura di Redazione LILT • Ultimo aggiornamento:
Lo spazio del desiderio

Che cosa succede al desiderio quando una diagnosi di tumore al seno entra nella vita di una donna? Nel dialogo con Francesca Senette, Elisa Del Mese ha ripercorso le storie raccolte nel podcast Tre Desideri, tra cambiamenti, relazioni, corpo e futuro.

Quando si parla con una persona che ha attraversato un tumore, la conversazione finisce spesso per concentrarsi sulle paure. Elisa Del Mese, autrice del podcast Tre Desideri, ha scelto di partire da un’altra parte: chiedere quali siano i tre desideri. Non quelli del prossimo fine settimana, ma quelli che costringono a fermarsi e a domandarsi che cosa si vorrebbe fare della propria vita, e magari non si è ancora fatto.

Il podcast, realizzato da Chora Media per LILT Milano, ha portato questa domanda in dodici puntate a persone molto diverse tra loro. Alcune conosciute dal grande pubblico, altre lontane dai riflettori, tutte con una diagnosi di tumore nella propria storia e con la necessità di fare i conti con ciò che quella diagnosi ha cambiato.

All’opening della campagna Nastro Rosa, Elisa è tornata su quella domanda, in dialogo con la giornalista Francesca Senette. Nelle sue riflessioni risuonavano, in particolare, le testimonianze raccolte nell’ultima puntata del podcast: cinque donne con una storia di tumore al seno, cinque modi diversi di raccontare ciò che accade quando una diagnosi costringe a ridefinire il rapporto con il proprio corpo, con il tempo e con il futuro. Perché il tumore al seno non riguarda soltanto la salute: tocca una parte del corpo profondamente legata all’identità, alla femminilità, all’immagine di sé.

Attraversare la malattia

Quello che Elisa non si aspettava, racconta, era la gioia. Si immaginava qualcosa di più pesante e ha trovato donne pronte a raccontarsi, con una consapevolezza e una presenza che l’hanno colpita. Ad accomunare le loro testimonianze, più della diagnosi, è il modo in cui viene raccontata: con una sincerità che lascia spazio alla paura, alla rabbia, alla stanchezza senza permettere a nessuna di queste emozioni di occupare tutta la scena.

Le loro storie non restituiscono un unico modo di attraversare la malattia. Restituiscono però il racconto di persone che, per ragioni diverse, si sono ritrovate a riconsiderare alcuni aspetti importanti della propria vita. Per alcune ha significato riconoscere con più chiarezza ciò che faceva stare bene e ciò che faceva stare male, fino a liberarsi di un legame soffocante o di un lavoro ingestibile. Altre hanno trovato il coraggio di rimettere in discussione equilibri che sembravano immutabili. Qualcuna ha scoperto che chiedere aiuto non è un segno di debolezza. E c’è chi ha continuato a prendersi cura di tutti, perché occuparsi di una madre, di un padre o dei figli resta parte della propria vita anche quando la malattia impone nuove fragilità.

Un corpo che cambia, uno sguardo che resta

Questi cambiamenti non cancellano ciò che è accaduto. Nascono dal confronto quotidiano con una realtà che nessuna ha scelto e passano anche dal corpo: quello delle terapie, degli interventi, delle cicatrici, che nel tumore al seno pone domande inevitabili sul modo in cui una donna guarda sé stessa.

Dalle testimonianze emerge anche qualcosa di inatteso: la possibilità di osservare quei cambiamenti senza lasciare che definiscano per intero la propria identità. Poi c’è l’ironia, che non si può chiedere a nessuno ma che, quando è vera, non serve a consolare né a convincersi. È un modo di guardare la vita senza ridurla a una diagnosi.

Lo spazio in cui il desiderio rimane

Ed è proprio qui che il desiderio acquista significato. Non come parola motivazionale né come antidoto alla paura: non elimina l’incertezza e non promette un lieto fine. Apre però uno spazio che la malattia non riesce a occupare del tutto, dove continuano a esistere relazioni, progetti, curiosità, desideri appunto.

A chi sta accanto a una donna malata, Elisa dice con onestà di non sentirsi la persona giusta per dare risposte, perché la malattia non l’ha vissuta. Ma un pensiero lo condivide: per desiderare bisogna sentirsi protette, e conta far sentire a una donna che c’è qualcuno con lei. Non serve trovare le parole giuste. Serve creare un contesto in cui si possa continuare a immaginare il futuro, anche quando farlo sembra più difficile.

Alla fine, il desiderio non appare come il contrario della paura. Le due cose convivono. Ma nelle storie raccolte da Elisa Del Mese il desiderio continua a trovare spazio: nei progetti che restano, nelle relazioni che cambiano, nelle decisioni che si rimandavano da tempo. Il desiderio ci ricorda che una diagnosi attraversa una vita, ma non la esaurisce.

Ascolta tutte le puntate di Tre Desideri

Redazione LILT
Elisa Del Mese
Scrittrice e autrice del podcast Tre Desideri