Dalla malattia alla rinascita: corpo e mente in sinergia contro le recidive

6 min lettura Tumori A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Dalla malattia alla rinascita: corpo e mente in sinergia contro le recidive

Superare un tumore è uno spartiacque che richiede nuove strategie di benessere. Tre esperti spiegano perché attività fisica mirata, lotta alla malnutrizione e supporto emotivo non sono semplici consigli di buon senso, ma pilastri clinici fondamentali per modificare il cervello, rinforzare il corpo e ritornare a vivere pienamente.

Celebrare la vita con una sessione corale di yoga. È questa per la nostra Associazione la quintessenza del Cancer Survivors Day, la giornata mondiale per ricordare che il tumore non ha un destino segnato, come pensano erroneamente ancora in molti.

Oggi, infatti, grazie alla diagnosi precoce e alle terapie disponibili, cresce il numero di chi può tornare a pensare a sé stesso non più come a un paziente, ma come a una persona con progetti che esulano da corsie ospedaliere. Ma è anche l’inizio di un percorso di vita che richiede attenzioni, ed ecco il messaggio legato alla sessione di yoga. Lo yoga fa parte della prevenzione terziaria, uno straordinario mix di attività che potenziano il corpo e la mente e allontanano il rischio di recidive, cioè di ritorno della malattia. Lo dicono gli studi che finalmente stanno cominciando a fornire risultati positivi. Ma lo confermano soprattutto gli specialisti che seguono le persone nella loro quotidianità.

Guarire non basta: la vera sfida per progettare il futuro comincia ora

E adesso? È questo, in sintesi, il pensiero che accompagna chi legge il referto che segna il grande cambiamento, con visite di follow up che iniziano a diluirsi nel tempo. Ed è difficile rispondere a chi dice, forza, ora puoi tornare alla tua vita di prima. Non è del tutto così. È molto di più.

«Ognuno di noi è la somma delle proprie esperienze e questo vale anche per la malattia, esperienza che lascia un segno profondo», interviene Luciana Murru, psicologa e psicoterapeuta, Direttivo Regionale Lombardo, Società Italiana di Psico-oncologia. «Se ci soffermiamo a riflettere, ci rendiamo conto del resto che la vita non torna mai identica a quella che era, quando emergiamo da una fase importante. Ci sono passaggi, come un lutto, un divorzio, il trasferimento in un’altra città per citarne solo alcuni, che rappresentano uno spartiacque, ci cambiano e contribuiscono a definire chi siamo». La malattia porta con sé sfide fisiche, emotive ed esistenziali, mettendo le persone di fronte a paure, fragilità e al tema del limite della vita. Può diventare un’occasione per rileggere le proprie priorità, rafforzare relazioni significative e costruire nuovi equilibri.

Ed è qui che entra in gioco la psiconcologia. «Il compito degli specialisti è di accompagnare questo percorso di cambiamento, aiutando le persone a ritrovare benessere e un senso per la propria vita. Per alcuni, l’esperienza si traduce in una vera e propria crescita post-traumatica: un cambiamento nel rapporto con sé stessi, con gli altri e con il significato attribuito alla propria esistenza. Non si tratta di cancellare ciò che è accaduto, ma di continuare a vivere lasciando che la vita entri nella propria vita, in un processo di evoluzione della propria coscienza. E questo grazie anche ai meccanismi di neuroplasticità che rendono il nostro cervello in grado di modificarsi sempre, senza limiti di età».

Ripartire dal movimento: ascoltare il corpo

Gli studi clinici dicono che l’attività fisica rappresenta un caposaldo della prevenzione terziaria. Ma non è sempre facile declinare le raccomandazioni che arrivano dai ricercatori. Il vero problema, infatti, non è sapere che il movimento fa bene, ma capire come inserirlo concretamente nella vita quotidiana. «Le persone hanno diritto a ricevere informazioni corrette e prescrizioni personalizzate, basate sulle loro condizioni cliniche e sugli obiettivi da raggiungere», sottolinea Daniela Lucini, professore ordinario di Scienza dell’Esercizio fisico e dello Sport, Università degli studi di Milano e Responsabile servizio Medicina dello Sport ed Esercizio fisico, Istituto Auxologico italiano di Milano. «Molte convivono con effetti collaterali delle terapie o con condizioni fisiche che richiedono particolare attenzione. Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti competenti e a programmi costruiti da specialisti, evitando il rischio di seguire indicazioni generiche o improvvisate, perché l’esercizio fisico non è privo di rischi se svolto in modo improprio». Non basta quindi indicare una frequenza o un numero di allenamenti settimanali. È invece necessario integrare il movimento nella propria quotidianità. «La progressione graduale è uno dei principi fondamentali», continua Daniela Lucini. «Iniziare con attività accessibili e percepire rapidamente i benefici sul proprio benessere rappresenta infatti una potente leva motivazionale. L’esercizio non serve soltanto a ridurre un rischio futuro: aiuta a stare meglio fin da subito, migliorando energia, umore e qualità della vita». E anche quando le condizioni cliniche cambiano, ad esempio a causa di nuove terapie o di effetti collaterali come la fatigue, non è necessario interrompere il movimento. Al contrario, il programma va adattato alle nuove esigenze. «Il cambiamento più difficile riguarda l’accettazione di nuovi limiti», conclude Daniela Lucini. «L’obiettivo è trovare la forma di attività più adatta alle proprie condizioni del momento. Anche dopo una battuta d’arresto, c’è sempre spazio per ripartire: l’importante è ascoltare il proprio corpo».

Malnutrizione e obesità: attenzione al peso dopo il tumore

La nutrizione nella prevenzione terziaria è una sfida importante. Da un’alimentazione ad hoc, associata a un programma di attività fisica, dipendono non solo la salute e la prevenzione delle recidive, ma anche la qualità della vita, il reinserimento sociale e il ritorno al lavoro di un numero sempre maggiore di persone che riescono a superare la malattia oncologica. Le raccomandazioni generali per ridurre il rischio di recidiva e limitare gli effetti a lungo termine dei trattamenti oncologici, si basano sulle indicazioni del World Cancer Research Fund e sui principi della dieta mediterranea. In sostanza, privilegiare alimenti freschi, limitare i prodotti ultra-processati, seguire un’alimentazione equilibrata e ricca di frutta, verdura, fibre e sostanze antiossidanti.

«Queste indicazioni valgono per la maggior parte dei pazienti oncologici, ma esistono differenze importanti legate alle singole patologie», sottolinea Riccardo Caccialanza, direttore Nutrizione clinica, Policlinico San Matteo di Pavia e Professore Ordinario di Scienza dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate, Università degli Studi di Milano. «L’alimentazione della persona che ha superato una diagnosi di tumore dipende infatti naturalmente dal tipo di neoplasia, dagli eventuali interventi chirurgici effettuati e dalle conseguenze delle terapie ricevute».

Qualche esempio. Nei tumori del distretto testa-collo, così come in alcune neoplasie gastriche o polmonari, il problema principale può essere il recupero del peso corporeo e la prevenzione della malnutrizione, in particolare della perdita di massa muscolare. In questi casi l’obiettivo è aiutare la persona a ritrovare un adeguato stato nutrizionale dopo cure spesso molto impegnative. La situazione cambia per chi ha avuto un tumore della mammella o della prostata e segue terapie ormonali. In questi pazienti, così come in alcune persone trattate per tumore del colon non metastatico, il rischio è spesso quello opposto: l’aumento di peso e il passaggio a condizioni di sovrappeso o obesità.

«Qui l’obiettivo consiste nel ridurre la massa grassa preservando o aumentando quella muscolare e per questo l’alimentazione deve essere sempre associata all’attività fisica», dice Riccardo Caccialanza. «Dimagrire senza mantenere il patrimonio muscolare può infatti favorire forme di malnutrizione e incidere negativamente sulla qualità della vita».

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Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.