Stress e tumore ovarico: la scoperta che apre nuove prospettive 

3 min lettura Tumori A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Stress e tumore ovarico: la scoperta che apre nuove prospettive 

Un nuovo studio pubblicato su The Lancet dimostra che abbassare il cortisolo migliora significativamente la sopravvivenza nelle donne con tumore ovarico più aggressivo.

L’8 maggio è una data speciale. È il giorno che in tutto il mondo si accendono i riflettori sul tumore ovarico. Per parlarne, per raccontare a che punto è la ricerca, per fare sentire meno sole le donne che ne soffrono, i familiari, i caregiver.  Proprio a tutti loro è dedicato il claim di quest’anno #NoWomanLeftBehind. Già, perché la diagnosi, le terapie, dovrebbero essere un diritto per tutte, in uguale misura. Indipendentemente dal luogo in cui vivono. 

La ricerca per il tumore ovarico sta portando ad avanzamenti importanti, in particolare nell’ambito della terapia. E c’è una novità importante: il ruolo dello stress. «Iniziamo ad avere una serie di dati che suggeriscono come elevati livelli di cortisolo, che è l’antesignano, il padre di tutti gli ormoni dello stress, possono avere un ruolo determinante nel tumore», spiega Domenica Lorusso, responsabile della Ginecologica Oncologica di Humanitas San Pio X e professoressa ordinaria di Humanitas University di Milano. «Hanno la capacità di “bloccare” quei geni che impediscono la morte fisiologica cellulare. E che di conseguenza, lasciano libere le cellule oncogene di replicarsi, qualora fossero presenti». Ma non solo. Lo stress può giocare brutti scherzi anche quando la malattia è insorta. Si è visto infatti che elevati livelli di cortisolo si accompagnano a chemioresistenza.  

La conferma da una ricerca 

La svolta nel destino delle donne con tumore ovarico che non rispondono alla chemioterapia arriva da un principio attivo. A dimostrarne l’efficacia è uno studio appena pubblicato su The Lancet. È stato condotto in 117 Centri oncologici di 14 Paesi diversi, Italia compresa, e ha coinvolto 381 pazienti con tumore ovarico platino-resistente, il più “cattivo” in assoluto tra le diverse forme. I risultati parlano da sé. «Con l’aggiunta del principio attivo Relacorilant alla chemioterapia, abbiamo registrato un incremento della sopravvivenza libera da progressione della malattia e una riduzione del 35% del rischio di morte», aggiunge Domenica Lorusso, prima firma del lavoro scientifico. «Questo perché il farmaco blocca il cortocircuito indotto da alti livelli di cortisolo e di conseguenza, la chemioterapia può esercitare la sua azione. In più, abbiamo visto che l’effetto del farmaco rimane ben oltre la sua sospensione. Questo mi fa supporre che impattare sui livelli di cortisolo modifica il microambiente tumorale e probabilmente rende il tumore perennemente più responsivo a tutte le chemioterapie, anche a quelle che seguono».  

I consigli che aiutano 

Certo, lo stress non è la causa unica del tumore, ma può essere certamente uno dei fattori di rischio, come il fumo, l’alcol, la sedentarietà, per citare i più comuni. E sicuramente, oggi c‘è la prova scientifica che, nelle forme platino-resistenti, riducendo i livelli di cortisolo, la paziente vive di più.

Ho iniziato a dire alle mie pazienti: oltre a seguire uno stile di vita sano, cerchi di ridurre lo stress.

Professoressa Domenica Lorusso

«Le spingo a mettere in atto tutti i meccanismi utili a contenerlo: mangiare alimenti che riducono i livelli di cortisolo come avocado e pesce ricco di omega 3, fare lunghe passeggiate nella natura, dormire di più, ascoltare musica, praticare yoga e mindfulness, tecniche che, hanno dimostrato di contribuire alla riduzione dei livelli endogeni di cortisolo». 

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.