Dall’infanzia all’età adulta: le indicazioni della ginecologa Domenica Lorusso per educare alla cura del corpo e prevenire i tumori ginecologici fin da giovani.
Il 20 settembre 2026, il mondo celebra l’ottava World Go Day, la Giornata Mondiale dell’Oncologia Ginecologica. Una data importante, per supportare le donne con un tumore ginecologico, un unico termine che racchiude in sé molte forme di cancro: ovarico, endometriale, cervicale, vaginale, vulvare, per citare i più comuni. Ogni anno, secondo i dati aggiornati, in tutto il mondo ne vengono diagnosticati oltre un milione, con numeri destinati a raddoppiare entro il 2050, secondo le previsioni del Globocan Cancer Tomorrow. Ma sono numeri che si possono abbattere, è scritto nel sito del World Go Day, con un miglioramento della consapevolezza globale e un cambiamento nelle politiche sanitarie e nella gestione delle malattie. Una sfida, sottolineata anche dal motto di quest’anno: support not stigma. Perché tutte le donne hanno uguali diritti alla salute, alla prevenzione, a vivere il proprio corpo senza tabù e vergogna.
La prevenzione inizia da bambine
La prevenzione nella donna comincia con gli occhi della mamma. «E’ il primo ginecologo della bambina», racconta Domenica Lorusso, responsabile della Ginecologica Oncologica di Humanitas San Pio X di Milano e professoressa ordinaria di Humanitas University. «Attraverso i gesti della mamma, la figlia impara il valore dell’igiene. La detersione e la pulizia dei genitali esterni infatti sono fondamentali fin dai primi anni di vita, per prevenire, per esempio, le micosi da pannolino e altre patologie infettive. È importante ricordare che, nella donna, l’apparato urinario, ginecologico e l’ano sono anatomicamente molto vicini: questa caratteristica rende più facile la risalita dei batteri e aumenta il rischio di infezioni urinarie, che può manifestarsi già durante l’infanzia. Per questo, l’attenzione e la cura quotidiana da parte della mamma sono così importanti e instaurano nella figlia l’abitudine quotidiana all’igiene».
E si rafforza nell’ adolescenza
Il momento importante in cui bisogna cominciare a parlare del corpo di una donna è l’adolescenza. E’ proprio in questa fase che la ragazzina inizia a scoprire il corpo, attraversando quella che spesso è una vera e propria crisi adolescenziale. Compaiono i primi peli sul pube e sotto le ascelle, iniziano a crescere i seni: è il momento della grande scoperta. Ed è proprio questo il momento in cui bisogna educare le ragazze a osservarsi e a percepirsi. «Non sempre siamo in grado di trasmettere alle nostre adolescenti l’idea che il corpo sia qualcosa da ascoltare, per imparare a riconoscerne i cambiamenti», continua Domenica Lorusso. «Eppure è proprio questo che dobbiamo comunicare alle nostre figlie».
Devono imparare a prendersi cura di sé, a osservarsi, a conoscersi, ad ascoltarsi. E questa attenzione non dovrebbe mai venire meno, la prima prevenzione nasce da noi stesse.
Domenica Lorusso, responsabile della Ginecologica Oncologica Humanitas San Pio X Milano
L’igiene intima, dunque, non è soltanto una questione di pulizia, ma può diventare un modo per conoscere il proprio corpo e accorgersi se c’è un disturbo o se qualcosa non va. «Tutte le donne che arrivano tardi all’appuntamento col ginecologo per i tumori della vulva, per esempio, non è perché se ne sono accorte tardi», sottolinea Lorusso. «Al contrario, hanno percepito qualcosa di diverso ai genitali esterni durante l’igiene intima, ma il pudore le ha frenate dal rivolgersi subito al ginecologo. Questo con le nuove generazioni non deve più accadere».
Mamma, mi accompagni?
Se non ci sono problemi particolari, la prima visita ginecologica va fatta entro un anno dal primo rapporto sessuale. Da qui, deve diventare un appuntamento annuale, da eseguire insieme all’ecografia. «Oggi le mamme accompagnano le figlie dallo specialista e questo dimostra che qualcosa sta cambiando», dice Lorusso. «È un cambiamento importante, perché significa che tra madre e figlia c’è maggiore dialogo e che parlare del proprio corpo e della propria salute non è più vissuto necessariamente come qualcosa di cui vergognarsi».
Sì anche al pap-test. Il primo va effettuato un anno dopo il primo rapporto sessuale, e va ripetuto fino a 29 anni. Dai 30 anni in poi subentra l’HPV test perché è più sensibile nell’identificare la presenza del Papilloma virus e quindi di eventuali lesioni. «Il tumore della cervice uterina è legato al Papilloma virus o HPV, un’infezione virale a trasmissione sessuale», conclude la professoressa Lorusso. «La protezione è data dalla vaccinazione. All’inizio del loro percorso di implementazione i vaccini erano esclusivamente dedicati a bambine e bambini di 12 anni, ma non è facile a quell’età e soprattutto alle mamme, parlare di un vaccino che previene un’infezione sessualmente trasmessa e un cancro. Oggi però la vaccinazione è estesa alle donne e agli uomini fino ai 26 anni, una popolazione che ha comunque una maggiore consapevolezza della propria vita sessuale e delle proprie scelte».
Accompagna la tua salute e quella delle tue figlie ogni giorno, dalla consapevolezza quotidiana ai controlli periodici.
Non rimandare!
Ph. Magnific
Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.