Donne nella scienza: l’impegno per una ricerca più giusta e inclusiva 

3 min lettura L'esperto risponde A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Donne nella scienza: l’impegno per una ricerca più giusta e inclusiva 

L’esperienza di Veronica Conca, oncologa e ricercatrice, tra passione per la ricerca, sfide quotidiane e riconoscimenti internazionali. 

Ogni anno, l’11 febbraio, si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. È un’occasione per ricordare quanto il contributo delle donne sia fondamentale per il progresso scientifico e quanto sia importante garantire pari opportunità nel mondo della ricerca. Nonostante i passi avanti, oggi le donne rappresentano ancora meno di un terzo dei ricercatori a livello globale. Per questo l’UNESCO, che considera la parità di genere una priorità, promuove una maggiore presenza femminile nella scienza. Un impegno necessario per costruire una ricerca più giusta, inclusiva e capace di rispondere davvero ai bisogni della società. Le ricercatrici ci sono, con un’energia importante, come emerge dalla chiacchierata con Veronica Conca, oncologa e ricercatrice, ospedale Santa Chiara di Pisa e membro del Working Group AIOM Giovani 2025-2027.  

La sua formazione è nell’ambito della gastroenterologia oncologica. Ci racconta come ha maturato la decisione di scegliere questo percorso? 

È stato un percorso fatto sia di storia personale sia di formazione professionale. Credo conti molto anche l’ambiente: i professori, i medici che incontri, il modo in cui ti insegnano la professione, dal punto di vista clinico ma anche della ricerca. Tutto questo mi ha sicuramente influenzata, ovviamente in positivo.  

Quanto pesa la ricerca nella sua vita professionale? 

Moltissimo. Nel mio reparto mi occupo in larga parte di ricerca clinica: sono coinvolta in diversi studi e a Pisa portiamo avanti anche molti studi no profit, che contribuisco a gestire insieme ai colleghi con cui sono cresciuta. È un impegno enorme, anche dal punto di vista personale: spesso le giornate arrivano tranquillamente a dodici ore di lavoro. Non lo vivo però come un sacrificio, ma come una scelta, è stata una decisione di vita e richiede una mole di energie.  

Si dice spesso che per una donna è più difficile conciliare lavoro e vita personale, è d’accordo? 

C’è ancora purtroppo l’idea che la donna non possa svolgere un lavoro impegnativo e nel contempo avere una vita privata. Nono sono d’accordo, anche se lo ammetto, non è facile e soprattutto, non è semplice far comprendere a amici e famiglia che cosa significa “fare ricerca”, gli sforzi, il tempo dedicato a sviluppare lavori che poi non sempre vanno in porto e non certo per mancanza di impegno, la tenacia nel riprendere, riprovare, cambiare strategie.  

Esperienza all’estero, sì oppure no? 

Personalmente non l’ho fatta per una scelta soprattutto personale, ma è un momento formativo, importante, soprattutto all’inizio, perché permette di capire come si lavora in altri contesti. Però ritengo che non bisogna fermarsi agli ostacoli che la vita ci pone davanti, se vogliamo raggiungere degli obiettivi che ci siamo prefissate e questo vale soprattutto per noi donne. E questo grazie alla ricerca, che ormai non è più solo nazionale e che permette di creare connessioni, collaborazioni internazionali, a favore di una maggiore forza.  Occuparsi in particolare di ricerca accademica è difficile e faticoso, ma vedere il risultato dei propri sforzi riconosciuto a livello internazionale è una soddisfazione indescrivibile. Grazie ai lavori portati avanti nel gruppo di ricerca di cui faccio parte, nel corso del congresso mondiale Asco sono stata insignita per due volte negli ultimi anni del Merit Award della Conquer Cancer Foundation. Sono momenti impagabili. Parola di ricercatrice.  

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.