Nuove linee guida alimentari USA: oltre la piramide rovesciata 

3 min lettura L'esperto risponde A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Nuove linee guida alimentari USA: oltre la piramide rovesciata 

Un’analisi delle nuove linee guida alimentari statunitensi per andare oltre l’immagine della piramide rovesciata e comprenderne il contesto, le motivazioni e i messaggi chiave. 

“Eat real food”, “Mangiate cibo vero”. È questo lo slogan scelto per presentare le nuove linee guida alimentari statunitensi, accompagnate da una piramide rovesciata che ha fatto discutere. Ma fermarsi all’impatto visivo dell’infografica non basta. Per comprenderne il significato è necessario andare oltre e analizzare il messaggio che queste raccomandazioni vogliono trasmettere. 

Il contesto che ha guidato le scelte americane 

Se si confrontano le nuove Linee guida alimentari USA con quelle italiane (Linee guida CREA), ciò che salta subito all’occhio è un aumento del fabbisogno proteico giornaliero: 1.2 – 1.6g/kg/die contro le 0.9 g/kg/die di raccomandazione minima. Perché questa scelta? 

Negli Stati Uniti oltre il 70% degli adulti è sovrappeso o obeso, spesso con condizioni di prediabete e diabete; questo è legato a un elevato consumo di alimenti ultraprocessati e ricchi di zuccheri che si traduce in un eccesso di grasso corporeo e poca massa muscolare.  In questo contesto, ridurre il consumo di zuccheri e aumentare il fabbisogno proteico giornaliero non è necessariamente un errore. Le proteine, infatti, aiutano a sentirsi più sazi, a preservare la massa muscolare e a migliorare il controllo della glicemia. Per questo motivo, un maggior apporto proteico giornaliero può diventare, in alcuni casi, uno strumento terapeutico. «Le linee guida americane sembrano più finalizzate a trattare l’obesità, il diabete, la sindrome metabolica, piuttosto che a prevenire patologie croniche», interviene Riccardo Caccialanza, direttore della Nutrizione clinica San Matteo di Pavia e Ordinario dell’Università degli Studi di Milano. «È la dieta mediterranea il modello che dobbiamo seguire, ovviamente adattandolo poi a eventuali singole situazioni».  

Forse, l’errore della piramide proposta, è stato quello di dare troppa enfasi alle carni rosse e ai latticini interi. Resta però valido il messaggio di fondo: evitare di basare l’alimentazione su cibi ultraprocessati, come cibi pronti, dolci, caramelle, patatine, cracker, bevande zuccherate, aromi artificiali, conservanti e coloranti. «Questo è sicuramente un messaggio positivo perché il cibo ultraprocessato è il principale problema nutrizionale di salute pubblica, ci sono dati recentissimi pubblicati su BMJ che lo ribadiscono», aggiunge Riccardo Caccialanza. «Le ricerche stanno evidenziando l’incidenza di molti tipi di tumore in proporzione all’assunzione di conservanti abitualmente presenti proprio negli alimenti ultraprocessati». 

Dieta mediterranea e prevenzione: il modello che resta valido 

Rimane centrale la raccomandazione di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. Per i cereali, le porzioni quotidiane vanno da due a quattro, preferibilmente integrali. Quanto ai grassi, è meglio privilegiare quelli di origine vegetale, come l’olio extravergine di oliva e la frutta a guscio. Per le proteine, alternare quelle di origine animale come carne, pesce, uova, a quelle di origine vegetale come i legumi. «Io credo che al di là delle varie discussioni, noi abbiamo già un modello alimentare che è l’unico validato scientificamente a livello internazionale. Non dimentichiamoci che la dieta mediterranea è quella che garantisce la longevità ed è l’unica da adottare nell’ambito di un programma di prevenzione», conclude Caccialanza. 

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.