Prevenzione in carcere: i primi 5 anni di “Salute senza barriere”

4 min lettura News A cura di Redazione LILT Ultimo aggiornamento:
Prevenzione in carcere: i primi 5 anni di “Salute senza barriere”

Nato per garantire il diritto alla salute in carcere, il progetto di LILT Milano compie 5 anni. Nel 2026 raggiunte 169 persone, con il primo ingresso nella sezione maschile di San Vittore.

Fare prevenzione significa portare informazione, diagnosi e consapevolezza ovunque, senza lasciare indietro nessuno, anche dove l’accesso alla salute è più difficile, come nelle carceri.

Dal 2008 la sanità penitenziaria è integrata nel Servizio Sanitario Nazionale, garantendo a chi vive in detenzione il diritto a cure equivalenti a quelle dell’esterno. Tuttavia la prevenzione oncologica, che può evitare fino al 40% dei tumori, richiede informazione e consapevolezza personale. In contesti di fragilità e isolamento, la tutela della propria salute rischia spesso di passare in secondo piano. È per colmare questo divario che cinque anni fa è nata Salute senza barriere, che porta visite ed esami gratuiti negli istituti penitenziari della città.

Un modello di rete che funziona

Ideato e gestito da LILT Milano, il progetto vive grazie alla collaborazione sinergica con la Direzione della Casa Circondariale di San Vittore, la ASST Santi Paolo e Carlo e al sostegno di Fondazione Reale.

L’obiettivo è trasformare la prevenzione in uno strumento concreto di equità e dignità. I numeri del 2026 confermano l’impatto di questo lavoro sul campo: 169 persone detenute raggiunte e 284 prestazioni sanitarie erogate tra incontri di sensibilizzazione, visite ed esami diagnostici.

Le attività del 2026: ICAM e San Vittore

Nel corso dell’anno il progetto ha ampliato il proprio raggio d’azione all’interno degli istituti milanesi. Presso ICAM, l’Istituto a custodia attenuata per le madri detenute, e la sezione femminile di San Vittore, oltre 100 donne hanno partecipato agli incontri di sensibilizzazione condotti da una psicologa, seguiti da visite senologiche ed ecografie mammarie.

Il 2026 ha segnato inoltre un passaggio fondamentale con il primo ingresso nella sezione maschile di San Vittore, la più popolosa dell’istituto: qui due intere giornate sono state dedicate alla prevenzione del tumore della prostata (la neoplasia più diffusa tra i maschi over 50) e del testicolo attraverso controlli urologici mirati.

«Prevenzione per tutti, prevenzione dove fa più fatica ad arrivare: è la missione della nostra associazione – spiega Marco Alloisio, presidente di LILT Milano -. In carcere la salute è spesso l’ultimo dei diritti a farsi sentire, eppure è quello che decide il futuro di una persona.»

Il valore di “Salute senza barriere” sta nella rete: l’amministrazione penitenziaria che apre le porte, il servizio sanitario pubblico che garantisce la continuità della presa in carico del paziente, la nostra associazione che mette competenze specialistiche in modo gratuito.

Marco Alloisio, presidente LILT Milano

«La tutela della salute non può conoscere barriere, nemmeno nei contesti più complessi», aggiunge Dario Laquintana, direttore socio sanitario ASST Santi Paolo e Carlo.

Il progetto “Salute senza barriere” rappresenta un esempio concreto di come la prevenzione possa diventare strumento di equità, promozione della salute e riduzione delle disuguaglianze.

Dario Laquintana, direttore socio sanitario ASST Santi Paolo e Carlo

L’avvio del progetto

L’avventura di “Salute senza barriere” è iniziata nel 2022 all’ICAM, focalizzandosi sulle madri detenute.

Nel 2023 il progetto si è esteso alla Casa di Reclusione di Milano Bollate. Lo Spazio LILT Mobile, un ambulatorio su ruote con a bordo ecografo e mammografo, è rimasto per sette giorni all’interno della struttura, offrendo alle detenute e alle operatrici visite senologiche, ecografie mammarie e mammografie con tomosintesi per le over 40.

Nell’infermeria del carcere sono state effettuate visite ginecologiche e Pap-test. Quattro incontri di sensibilizzazione condotti da una ginecologa hanno coinvolto 85 donne; complessivamente hanno aderito a visite ed esami 200 donne, pari all’ottanta per cento delle detenute e al novanta per cento del personale femminile dell’istituto.

Fin dai primi passi, il modello LILT ha puntato sull’inclusività, avvalendosi di professionisti in grado di superare le barriere linguistiche e culturali che spesso ostacolano l’accesso alla salute per le persone straniere.

Il prossimo passo: la formazione degli operatori

Costruire una cultura della prevenzione richiede radici solide e continuità. A novembre il progetto compirà un ulteriore passo con un corso di formazione ECM rivolto al personale sanitario che lavora quotidianamente nelle carceri milanesi, per rafforzare le competenze di chi opera sul campo e far sì che l’anticipazione diagnostica resti un presidio permanente.

L’obiettivo è rafforzare le competenze di chi opera sul campo, affinché la cultura della prevenzione e dell’anticipazione diagnostica resti un presidio permanente all’interno degli istituti.

La prevenzione non si ferma qui

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Redazione LILT