One Health: ripensare la salute in chiave ecocentrica  

4 min lettura Salute e Benessere A cura di Martina Morandi Ultimo aggiornamento:
One Health: ripensare la salute in chiave ecocentrica  

La salute umana è strettamente legata a quella dell’ambiente e degli animali. L’approccio One Health aiuta a comprendere queste connessioni e promuovere la cultura della prevenzione, della sostenibilità e della solidarietà globale. 

Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente quanto la salute delle persone sia strettamente legata a quella degli animali e dell’ecosistema in cui viviamo. Un cambiamento di prospettiva importante, che ci invita a guardare alla salute in modo più ampio e interconnesso. 

In occasione della Giornata Internazionale della Madre Terra, che si celebra ogni anno il 22 aprile — quest’anno con il claim “Our Power, Our Planet” — vogliamo riportare l’attenzione sull’approccio «One Health», tema affrontato anche nella terza edizione del Festival della Prevenzione dello scorso marzo. 

Promossa da organizzazioni internazionali come l’OMS, la FAO, l’UNEP e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), la visione One Health propone un approccio integrato e unificante, che mira a equilibrare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi

Un approccio in evoluzione 

«In realtà di One Health se ne parlò la prima volta nel 1984, ma adesso sta cambiando al punto tale che un dipartimento proprio del Ministero della Salute si chiama “One Health”; quindi, c’è un’attenzione speciale su questo», spiega la professoressa Rossana Berardi, Ordinario in Oncologia Medica Università Politecnica delle Marche e Presidente della One Health Foundation.  

Rispetto alle precedenti definizioni, il concetto di One Health ha subito un’evoluzione significativa, come racconta il professor Umberto Agrimi, Direttore Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Istituto Superiore della Sanità: «questa nuova definizione di One Health introduce il concetto di sostenibilità e mette sullo stesso piano la salute dell’uomo, degli animali e degli ecosistemi. Questo non significa negare un primato alla salute umana, ma riconoscere che può essere perseguito solo all’interno di un approccio unificante, ovvero di One Health». 

Dall’antropocentrismo a una visione ecocentrica 

Siamo abituati a considerare l’ambiente come la scenografia della vita umana, ma non è così: ne è parte integrante. «L’approccio antropocentrico è un approccio sbagliato, non funziona», sottolinea Agrimi.  «Serve invece una visione ecocentrica, che consideri le relazioni tra organismi viventi e tra vivente e non vivente». 

L’ambiente, a partire dall’aria che respiriamo, ha un impatto diretto sulla salute. «Il tumore del polmone ha una stretta dipendenza anche dall’inquinamento atmosferico e studi più recenti mostrano come le polveri sottili correlano con tumori non respiratori, come quello al seno», spiega la professoressa Berardi.  

Anche le infezioni rientrano in questo quadro: il Papilloma virus è la principale causa del tumore della cervice uterina, responsabile di oltre il 70% dei casi, ed è coinvolto anche in altri tumori ano-genitali e dell’orofaringe. La vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione, essendo il primo vero vaccino anticancro. 

La dieta mediterranea come modello One Health 

L’ambiente è anche ciò che mangiamo. «Un’alimentazione ricca di cibi ultraprocessati è fortemente correlata al rischio di malattie croniche», sottolinea Berardi. «Ridurne anche solo il 10%, può avere effetti importanti sulla salute». 

Ma il tema riguarda anche la produzione alimentare. «Siamo 8 miliardi di persone e arriveremo a 10 miliardi entro il 2050. Le stime delle Nazioni Unite ci dicono che dovremo aumentare la produzione alimentare di circa il 50%. Ma dove produrlo, questo cibo in più, non è chiaro: tutte le terre coltivabili sono già sfruttate, tanto che ogni anno deforestiamo circa 10 milioni di ettari di foresta primaria tropicale. Il sistema alimentare è responsabile del 33-35% delle emissioni di gas clima-alteranti, è il principale fattore di perdita di biodiversità e utilizza circa il 70% delle risorse idriche. Sono numeri che riguardano tutti noi, non solo come collettività ma anche a livello individuale. Eppure, sprechiamo circa il 30% degli alimenti che produciamo: li buttiamo via», ci racconta il professore Agrimi.  

Il nostro Pianeta sta passando da una condizione di denutrizione a una di ipernutrizione, con un aumento di sovrappeso e obesità. «Abbiamo un miliardo di persone obese con tutto il carico di malattie che questa condizione comporta. Da una parte distruggiamo l’ambiente per produrre risorse che poi sprechiamo o utilizziamo in eccesso, dall’altra mettiamo a rischio la nostra salute con sovrappeso, obesità e le malattie croniche che ne derivano. È evidente che qualcosa deve essere corretto», osserva Agrimi. 

 In questo contesto, torna centrale il modello della dieta mediterranea che privilegia alimenti vegetali e riduce il consumo di carne, soprattutto quella rossa e ultraprocessata.  

«Limitando il consumo degli alimenti di origine animale, se ci pensiamo, facciamo del bene a noi stessi, facciamo del bene agli animali, facciamo del bene al pianeta. È un’azione One Health», conclude Agrimi. 

Ph. Freepik

Martina Morandi

Biologa e divulgatrice scientifica. Dopo la laurea e il dottorato di ricerca, ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza e ha scelto di dedicarsi alla divulgazione scientifica. Si occupa principalmente di salute e prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere la scienza chiara e accessibile a tutti.