I numeri del cancro 2025: presentato il nuovo rapporto AIOM 

5 min lettura Tumori A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
I numeri del cancro 2025: presentato il nuovo rapporto AIOM 

I progressi nelle cure e negli screening confermano l’efficacia dei percorsi oncologici, ma restano aperte le sfide su prevenzione primaria e mobilità sanitaria.  

Edizione straordinaria de I numeri del cancro, il volume frutto della collaborazione tra AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM, ONS, PASSI, PASSI d’Argento e SIAPeC-IAP che ogni anno dà il polso su quanto sta accadendo sul territorio nazionale per quanto riguarda tutti tumori. Straordinaria come accade con i quotidiani, quando “escono” in una versione diversa dal solito, per una notizia che non può aspettare. E qui ce ne sono parecchie.  

«L’andamento dei numeri di incidenza e mortalità in Italia ci ricorda due cose», Interviene Massimo Di Maio, Presidente AIOM, l’associazione che riunisce gli oncologi italiani. «La prima è che è fondamentale investire in prevenzione, per puntare a ridurre il numero di chi si ammala e contribuire alla sostenibilità del servizio sanitario. La seconda è che i numeri di chi si ammala impongono un potenziamento delle risorse per il servizio sanitario, per poter garantire cure tempestive ed ottimali a tutti».  

Per la prima volta in Europa calano i decessi oncologici 

Un incentivo a continuare in questa direzione arriva da quanto è appena emerso dalla Commissione Europea. I dati confermano per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia. Un trend positivo, a cui si accompagna un complessivo calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi 10 anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%). Sono dati migliori rispetto alla media europea e si traducono in una sopravvivenza a P5 anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli della mammella (86% rispetto a 83%), colon-retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%).

Prevenzione secondaria: segnali di crescita nella diagnosi precoce 

Il dato relativo alla prevenzione secondaria è tra i più positivi, anche se c’è ancora molto da fare, anche a livello di comunicazione. Prevenzione secondaria, va sottolineato, significa diagnosi precoce, con maggiori probabilità di sopravvivenza. Per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% nel 2020 al 50% nel 2024, per il test del sangue occulto nelle feci (per la diagnosi precoce del tumore del colon retto) dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%Significativo il recupero delle adesioni anche nel Sud Italia, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%.    

Un trend incoraggiante: diminuiscono i casi di tumore al polmone 

Nel 2025, nel nostro Paese, sono stimate 390.000 nuove diagnosi di tumore, numeri sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente Interviene Diego Serraino, consulente epidemiologo presso Alleanza Contro il Cancro, Roma. «Nei prossimi anni il numero assoluto di nuove diagnosi in Italia potrebbe stabilizzarsi o iniziare a diminuire. È un’ipotesi supportata, oltre che dalla costante decrescita demografica della popolazione italiana, anche dalla diminuzione dei casi negli uomini». L’edizione 2025 de I Numeri del Cancro sottolinea il dato del tumore del polmone. Negli uomini, tra il 2003 e il 2017 le nuove diagnosi di questa neoplasia sono diminuite del 16,7%, merito di una maggiore consapevolezza sui danni da fumo.  

L’importanza degli stili di vita come strumento di prevenzione 

Ma attenzione i numeri relativi alla prevenzione primaria. Tra le donne, negli anni tra il 2003 e il 2017, i casi di tumore al polmone sono aumentati dell’84,3%. Segno, questo, che è necessario potenziare le campagne di prevenzione sui danni da fumo, ritagliandole ad hoc sulle fasce più a rischio. «Un altro fattore di rischio è il sovrappeso», interviene Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM. «L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell’eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell’obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione, anche se il gradiente geografico dell’eccesso ponderale resta a sfavore del Sud e in alcune Regioni, come Campania, Puglia e Molise, la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l’approccio One Health».

Ai problemi con la bilancia si associa spesso l’assenza di attività fisica. In questo caso, però, si avverte un’inversione di tendenza. Infatti, dopo più di dieci anni di incremento costante e significativo, il trend della sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, con una lieve riduzione dal 32% del 2020 al 27% nel 2024

Mobilità sanitaria: il divario Nord-Sud negli interventi chirurgici 

Fa riflettere anche il dato relativo alle donne con tumore al seno. Qui sono emersi indici di fuga dalle regioni del Sud tre volte superiori a quelli del Centro-Nord. In Italia, nel 2023, sono stati effettuati 66.351 interventi per carcinoma mammario (61.128 nella Regione di residenza, 5.223 fuori Regione): a livello nazionale la percentuale di chirurgia mammaria in mobilità è pari a circa l’8%, ma si va dal 5% al Nord al 15% al Sud. «L’analisi della mobilità sanitaria fra Regioni per sottoporsi ad intervento chirurgico per il trattamento del tumore della mammella può fornire elementi importanti per valutare la capacità dei Sistemi Sanitari Regionali di prendere in carico le pazienti con questa neoplasia nella fase successiva alla diagnosi», conclude il Presidente Di Maio. 

L’analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti 3 volte più alta rispetto al Centro-Nord. Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4%. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria. Le Regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening

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Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.