L’analisi del Presidente LILT Milano, Marco Alloisio, sull’efficacia dello screening con TAC a basso dosaggio per la diagnosi precoce del tumore al polmone e le nuove strategie di prevenzione nazionale.
Il tumore del polmone è la prima causa di morte nella popolazione maschile occidentale e la sua incidenza in Italia nel 2024 è stata di oltre 43.000 nuovi casi con una mortalità che rimane allo stato attuale molto alta.
«Causa di questo – interviene Marco Alloisio, Presidente LILT Milano – è principalmente il ritardo diagnostico. Attualmente meno del 50% dei casi alla diagnosi sono in stadi iniziali per i quali gli interventi terapeutici risultano più efficaci e meno invasivi e nei quali la sopravvivenza a 5 anni è superiore all’80%. Quindi è evidente che l’obiettivo da raggiungere è quello di una diagnosi sempre più precoce. Questo è il motivo per il quale ultimamente si parla molto, per ridurre la mortalità specifica nella popolazione a rischio, di Screening per il tumore polmonare mediante la Tomografia computerizzata (TAC) del torace a basso dosaggio di raggi nettamente preferibile ad una radiografia standard del torace. Diversi studi americani ed europei hanno infatti dimostrato, con numeri statisticamente molto significativi, che con questa tipo di TAC la mortalità per tumore polmonare si è ridotta di oltre il 20%».
Grazie a una maggiore consapevolezza sui danni da fumo, si è ridotta la quota di fumatori di sigaretta tradizionale. Da qui, una diminuzione del 16,7% dell’incidenza del tumore del polmone negli uomini tra il 2003 e il 2017, come riportato su I numeri del Cancro. L’allarme però rimane alto, soprattutto per quanto riguarda le donne, a causa di un aumento dei casi, sempre negli stessi anni, dell’ 84,3% . La ragione di principale è ancora una volta il fumo, con un incremento del numero complessivo di consumatori di prodotti da fumo, in particolar modo fra i più giovani e le donne.
Dal Codice Europeo agli investimenti nazionali
La prima novità è la quinta edizione del Codice Europeo contro il cancro, appena pubblicata, al punto 14. I check per la diagnosi precoce del tumore al seno, alla cervice e al colon, già presenti nella versione precedente, sono stati aggiornati con l’aggiunta dell’esame per identificare tempestivamente il tumore al polmone. È decisamente un invito alle Istituzioni per far sì che diventi uno screening disponibile, e alla popolazione candidata affinché si sottoponga al check. Un’altra notizia positiva arriva con la legge di Bilancio 2026, che prevede uno stanziamento di 238 milioni di euro all’anno per rafforzare la rete dei programmi di prevenzione e diagnosi precoce tra cui anche il consolidamento del programma di monitoraggio del tumore polmonare. E c’è fermento anche a livello regionale. Regione Lombardia, con DGR n. XII/3697 del 20/12/2024, ha stabilito di avviare un programma pilota per valutare l’efficacia dello screening per il tumore al polmone, in linea con il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027.
Screening: a chi si rivolge e perché
L’esame per il controllo della salute dei polmoni prevede l’utilizzo della Tomografia computerizzata a basso dosaggio. È stato dimostrato che, in 30 anni, può prevenire oltre 36mila decessi. Inoltre, è in grado di ridurre del 5% i costi sanitari indiretti legati alla malattia e del 5,9% le spese per l’acquisto di farmaci anti-tumorali. Per questo, è recente la richiesta dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) di includere lo screening per la diagnosi precoce del tumore del polmone, cioè la TAC spirale a basso dosaggio, ogni anno, nei nuovi Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA). «Nello studio italiano RISP il controllo è indirizzato a uomini e donne tra i 55 e i 75 anni, fumatori oppure ex fumatori da meno di 15 anni, con un consumo medio di 20 sigarette al giorno per 30 anni», sottolinea il Presidente Alloisio. «Quando lo screening per il tumore al polmone verrà reso disponibile, andrà previsto anche un programma di prevenzione primaria. L’obiettivo sarà quello di indurre la disassuefazione dal fumo, sia in chi ha ricevuto una diagnosi di cancro al polmone, sia in chi ha un risultato negativo, ma rimane comunque ad alto rischio di malattia».
Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.
