È sicura l’acqua del rubinetto? E quali differenze ci sono con quella in bottiglia? Facciamo chiarezza tra normative, qualità e credenze da superare.
L’acqua è uno dei beni più preziosi che abbiamo. È fondamentale per la nostra sopravvivenza e costituisce circa il 60% del nostro peso corporeo. Oltre a idratare tessuti e cellule, apporta minerali essenziali che il nostro organismo non è in grado di produrre autonomamente. È una risorsa vitale per la salute dell’uomo e per l’equilibrio dell’intero Pianeta, tanto da essere celebrata ogni anno, il 22 marzo, nella Giornata Mondiale dell’Acqua.
Eppure, proprio su questo bene così indispensabile, persistono ancora dubbi, preoccupazioni e falsi miti, soprattutto in merito all’acqua che beviamo ogni giorno.
Acqua potabile e acqua minerale naturale: le differenze
Un aspetto fondamentale quando si parla di acqua è fare chiarezza tra acqua potabile (quella del rubinetto) e acqua minerale naturale (quella in bottiglia). L’acqua potabile viene distribuita tramite gli acquedotti sia da falde superficiali sia da falde sotterranee e viene sottoposta a trattamenti di potabilizzazione per garantire il rispetto degli standard di sicurezza stabiliti dalla normativa vigente. La composizione dell’acqua potabile in termini di sali minerali e oligoelementi può variare, per questo viene sottoposta a rigorosi controlli di laboratorio anche per verificare l’assenza di agenti inquinanti e la sicurezza per il consumo. Lo stato di conservazione, la natura dei materiali costituenti le tubature, i serbatoi e la raccorderia possono influenzare la qualità dell’acqua distribuita.
L’acqua minerale naturale, invece, proviene esclusivamente da falde o sorgenti sotterranee protette, è microbiologicamente pura all’origine e deve mantenere nel tempo una composizione costante di sali minerali e oligoelementi. Per legge, non può subire trattamenti che ne modifichino le caratteristiche e deve essere imbottigliata così come sgorga alla fonte, con un riconoscimento ufficiale del Ministero della Salute che ne attesti purezza e composizione.
Le acque minerali naturali vengono imbottigliate direttamente nello stabilimento alla fonte, seguendo un processo chiuso che evita il contatto con l’ambiente esterno. Proprio perché l’acqua può rimanere nella bottiglia per diversi mesi, è importante conservarla correttamente: in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce diretta del sole e da fonti di calore. In questo modo si evita il deterioramento della plastica e il possibile rilascio di sostanze nell’acqua.
L’acqua del rubinetto è sicura
L’acqua che esce dai rubinetti delle case degli italiani, ma anche quella dei punti di distribuzione, è sicura per la salute del consumatore. Periodicamente, vengono effettuati test a campione per verificare l’assenza di contaminazioni da microrganismi nocivi, come batteri e virus, e sostanze chimiche pericolose. Il consumatore, inoltre, può trovare informazioni dettagliate sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque distribuite nelle aree di suo interesse, sia mediante le comunicazioni periodiche fornite dal gestore idrico, sia nei siti web dello stesso gestore, di autorità comunali e/o regionali.
Nonostante le garanzie di sicurezza, però, i dati ISTAT 2025 mostrano che il 27,8% delle famiglie italiane dichiara di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto. Per rafforzare trasparenza e informazione ai cittadini, è stato istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità il Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque, che attraverso strumenti come l’Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili (AnTeA) consente di conoscere origine, controlli e qualità dell’acqua distribuita fino al rubinetto di casa, integrando le informazioni con il Sistema Informativo Nazionale per la Tutela delle Acque Italiane coordinato da ISPRA.
Scegliere l’acqua del rubinetto rappresenta inoltre un’opzione conveniente dal punto di vista economico e sostenibile sotto il profilo ambientale, perché riduce il consumo di plastica e l’impatto legato a trasporto e smaltimento delle bottiglie.
I falsi miti sull’acqua del rubinetto
Sull’acqua del rubinetto, circolano ancora tanti falsi miti, alimentanti da informazioni incomplete e timori infondati. L’Istituto Superiore di Sanità ha più volte chiarito che molte delle convinzioni più diffuse non trovano un riscontro scientifico.
Non è vero, ad esempio, che il calcare presente nell’acqua del rubinetto favorisca la formazione dei calcoli renali. Il calcare, che determina la durezza dell’acqua, è principalmente carbonato di calcio, mentre i calcoli renali sono, per la maggior parte dei casi, formati da ossalato o fosfato di calcio, composti molto diversi dal calcare.
Non è vero che una donna in gravidanza o durante l’allattamento non possa bere acqua del rubinetto, né che non possa essere utilizzata per preparare pappe e biberon: l’acqua potabile è controllata e sicura in tutte le fasi della vita.
Anche l’idea che servano necessariamente apparecchi domestici per renderla sicura è infondata. Questi dispositivi modificano le caratteristiche organolettiche delle acque, ad esempio possono ridurre la durezza dell’acqua migliorandone il sapore o rendendo più gradevole l’odore, ma non la rendono più potabile di quello che è già.
Dietro molte diffidenze non ci sono evidenze scientifiche, ma solo percezioni da superare con una corretta informazione.
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Biologa e divulgatrice scientifica. Dopo la laurea e il dottorato di ricerca, ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza e ha scelto di dedicarsi alla divulgazione scientifica. Si occupa principalmente di salute e prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere la scienza chiara e accessibile a tutti.
