Muoversi per guarire: perché lo sport è un alleato contro il tumore 

4 min lettura Tumori A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Muoversi per guarire: perché lo sport è un alleato contro il tumore 

Il movimento come cura: consigli, prove scientifiche e storie di rinascita di chi ha affrontato un tumore.

Ma davvero posso fare attività sportiva? È questa la domanda che spesso si pone chi sta seguendo le terapie oncologiche, oppure ha già affrontato tutto l’iter.  Un dubbio, questo, più che normale. Ma il movimento è utile sempre.  «L’esercizio fisico è fondamentale in oncologia, non solo per ridurre il rischio di ammalarsi, ma anche per migliorare le prospettive di chi ha una malattia oncologica», ha spiegato al Festival della Prevenzione Massimo Di Maio, Presidente AIOM, l’associazione che riunisce gli oncologi italiani. «Ricevere una diagnosi non significa aver perso ogni possibilità: bisogna continuare a prendersi cura di sé, anche attraverso uno stile di vita attivo, ovviamente in maniera compatibile con le proprie condizioni fisiche e con la malattia». 

Piccoli passi per ricominciare a muoversi

Ce la possiamo fare. A dirlo è l’oncologo, che diventa il vero e proprio coach del paziente. «Molte delle mie pazienti dicono, mi piacerebbe, ma mi guardi, ho avuto il cancro al seno, ho preso 10 chili in sei mesi, non riesco a muovermi perché ho il dolore, mi fa male la schiena», racconta Massimo Di Maio. «La domanda da porsi insieme è, cosa si può fare al momento per migliorare. E da lì, stabilire un piano di azione, da condividere, senza intraprendere azioni difficili». A piccoli passi, si può fare molto. All’inizio, si può approfittare di qualsiasi occasione della quotidianità per muoversi, come fare anche semplicemente una rampa di scala a piedi invece di usare sistematicamente l’ascensore o scendere dalla metropolitana una fermata prima. Oppure, dedicare ogni giorno almeno 15-20 minuti ad una passeggiata. Il corpo ritrova i suoi ritmi, e fisiologicamente, ci si ritrova ad incrementare il tempo dedicato all’attività fisica, a stare meglio. 

La scienza conferma: esercizio strutturato, risultati migliori 

L’attività fisica funziona e lo dicono anche i lavori scientifici. Come lo studio condotto in Canada, Australia e Regno Unito su pazienti operati per tumore al colon. «Ha evidenziato risultati particolarmente significativi», sottolinea Di Maio. «I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha ricevuto semplicemente informazioni sull’importanza dell’attività fisica, restando poi libero di gestirsi autonomamente. Il secondo, invece, è stato seguito all’interno di un programma strutturato, guidato da professionisti dell’esercizio fisico. Ebbene, il gruppo inserito nel percorso strutturato ha ottenuto risultati nettamente migliori, anche in termini di sopravvivenza: si è osservata una riduzione delle recidive e un miglioramento dell’aspettativa di vita». Un esempio vale per tutti.  Tra gli effetti collaterali più comuni delle terapie oncologiche c’è la fatigue, cioè quel senso di spossatezza che non migliora neppure col riposo.  È dimostrato che l’unico modo per interrompere il circolo vizioso è di muoversi, cioè fare attività fisica

Pedalare per rinascere: una sfida oltre i propri limiti

Un traguardo importante per una persona che si è ammalata è proprio la sua rinascita, il ritorno ad una nuova normalità. E l’attività sportiva è la strategia più indicata per riuscirci. Anche dandosi degli obiettivi.  «L’estate scorsa ho avuto il privilegio di partecipare a una sfida che difficilmente dimenticherò», racconta Di Maio. «A lanciarla è stata una  ex paziente che aveva affrontato un tumore della mammella nel 2009 e che oggi può dirsi guarita». Il suo non è stato un percorso semplice: chirurgia, chemioterapia, terapie lunghe e faticose. Eppure, proprio dopo tutto questo, ha scelto di riprendersi la vita in modo pieno. Lo ha fatto attraverso lo sport. Non era una sportiva prima della malattia, ma ha scoperto nella bicicletta qualcosa di più di un’attività fisica: un modo per rinascere, per rimettersi in movimento, dentro e fuori. Anno dopo anno, pedalata dopo pedalata, ha costruito qualcosa di straordinario.

Fino a decidere di affrontare una sfida quasi impensabile: l’Everesting sullo Stelvio. Significa scalare, nello stesso giorno, un dislivello pari all’altezza dell’Everest, cioè 8.848 metri, salendo e scendendo più volte la stessa montagna. «Il suo oncologo, conoscendo la mia passione per la bici, mi ha coinvolto nell’impresa e mi sono trovato lì, a pedalare insieme a lei, condividendo fatica, silenzi, salite infinite e discese liberatorie», conclude Massimo Di Maio. «Ma soprattutto condividendo qualcosa di molto più grande: la dimostrazione concreta che, anche dopo la malattia, si può tornare a vivere intensamente. A sognare. E persino a superare i propri limiti. È stata un’esperienza bellissima. E, in qualche modo, anche profondamente simbolica». 

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Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.