Quando mangiare sano può diventare un’ossessione 

3 min lettura Salute e Benessere A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Quando mangiare sano può diventare un’ossessione 

L’ortoressia è un disturbo alimentare relativamente recente e ancora poco conosciuto: come riconoscerlo e affrontarlo.

C’è anche una giornata nazionale dedicata alla lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare. È oggi, ed è l’occasione per puntare i riflettori su problemi ancora sottovalutati, eppure diffusi. I dati ufficiali del Ministero della Salute indicano che coinvolgono complessivamente circa tre milioni di persone in Italia, ma probabilmente sono molti di più.  Esistono anche disturbi relativamente recenti, e per questo ancora sconosciuti ai più. Tra questi, l’ortoressia nervosa, che viene spesso descritta come una vera e propria ossessione per l’alimentazione sana

Cos’è l’ortoressia 

A differenza di quanto accade in altri disturbi alimentari, dove la paura principale riguarda l’aumento di peso, in questo caso la preoccupazione si concentra sugli alimenti ritenuti potenzialmente dannosi per la salute. L’attenzione diventa quindi rivolta a quei cibi percepiti come possibili cause di malattie, come problemi cardiovascolari o tumori. Questa convinzione porta progressivamente a eliminare dalla dieta singoli prodotti o intere categorie alimentari, con il risultato di seguire un regime sempre più limitato e povero di nutrienti. Con il tempo anche la vita sociale tende a risentirne, perché il rapporto con il cibo diventa così rigido da rendere difficile condividere i pasti con gli altri

Sul web circolano numerose informazioni non verificate che possono contribuire a rafforzare questo tipo di comportamento. Tra queste, ad esempio, storie di personaggi famosi che consumerebbero soltanto determinati alimenti considerati “perfetti”, oppure ricerche presentate in modo distorto che attribuiscono poteri straordinari a un singolo prodotto, come uno specifico yogurt. Anche l’idea secondo cui lo zucchero sarebbe il principale nutrimento delle cellule tumorali viene spesso diffusa in modo semplificato o fuorviante. Invece di essere riconosciute come notizie non attendibili, queste informazioni possono trasformarsi in regole assolute per chi sviluppa una forte ansia nei confronti del cibo. 

I segnali da non sottovalutare 

Il percorso che porta all’ortoressia è solitamente graduale. Si inizia con l’eliminazione di alcuni alimenti ritenuti poco salutari, per poi arrivare a escludere interi gruppi nutrizionali: prima le proteine animali, poi gli zuccheri, successivamente le farine raffinate e i prodotti industriali. Con il tempo la dieta si restringe sempre di più, fino a diventare estremamente povera e monotona. Anche le modalità di preparazione vengono rigidamente controllate: vengono preferite cotture come il vapore o il cartoccio, spesso senza l’aggiunta di condimenti. 

Individuare i primi segnali non è semplice, perché inizialmente questi comportamenti possono sembrare semplicemente il tentativo di seguire uno stile alimentare più salutare. Un indizio importante riguarda però il modo in cui la persona si relaziona agli altri. Gli inviti a pranzo o a cena vengono evitati sempre più spesso con scuse o impegni improvvisi, fino al punto di presentarsi quando il pasto è già terminato oppure di rinunciare del tutto alla vita sociale. Anche il momento della spesa può diventare particolarmente lungo e complesso, perché ogni etichetta viene analizzata con grande attenzione e in modo quasi ossessivo. 

Il paradosso della salute 

Un altro aspetto riguarda il rapporto con la salute. Nonostante l’alimentazione molto restrittiva possa portare a una condizione di denutrizione, chi soffre di ortoressia tende a rifiutare l’idea di consultare un medico. Il pensiero è spesso dominato dalla paura costante di ammalarsi, che mantiene la persona in uno stato di allerta permanente. Paradossalmente, proprio questa preoccupazione per la salute porta a respingere qualsiasi suggerimento di controllo medico. 

Come si può curare

Il trattamento dell’ortoressia nervosa richiede generalmente il supporto di uno psicoterapeuta affiancato da un nutrizionista. Il percorso terapeutico mira a ricostruire un rapporto più equilibrato con il cibo, aiutando la persona a superare le rigidità e le paure che guidano le sue scelte alimentari. Un aspetto importante del lavoro terapeutico riguarda il recupero della cosiddetta alimentazione intuitiva, cioè la capacità naturale di riconoscere i segnali del proprio corpo, percepire il senso di sazietà e provare piacere nel mangiare. Attraverso questo processo graduale diventa possibile ritrovare un equilibrio e tornare a seguire un’alimentazione varia, equilibrata e realmente salutare. 

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Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.