Sanificazione: come farla al meglio

4 min lettura Salute e Benessere A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Sanificazione: come farla al meglio

Quanto conta oggi la sanificazione in uno scenario in cui il Sars-CoV-2 può sopravvivere da alcune ore ad alcuni giorni? Un recente studio italiano ha dimostrato che i tempi di sopravvivenza sono minori su superfici più idrofile, come il vetro, rispetto a quelle meno idrofile , come la plastica.

«Con la vaccinazione si comincia obiettivamente a tornare alla vita, ma non bisogna abbassare la guardia», spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano. «Questo significa, indossare la mascherina nei luoghi chiusi oppure affollati, mantenere il distanziamento sociale, lavarsi di frequente le mani. Insomma, rispettare quelle regole che dallo scorso anno fanno parte della nostra quotidianità».

C’è anche chi si chiede se è necessario sottoporre a sanificazione gli ambienti di casa propria, il proprio ambiente di lavoro in caso di liberi professionisti oppure di studi associati. Cosa fare in questi casi? La scelta non manca. Oggi esistono dispositivi tecnologici che hanno come obiettivo quello di eliminare virus, batteri e spore. Funzionano bene infatti, anche al di là del Coronavirus: servono ad esempio per eliminare gli allergeni, a favore di chi soffre di allergia, oppure per togliere la muffa che si forma nelle zone umide, come i bagni, e che sono tra le cause di problemi respiratori. Le tecnologie a disposizione sono molte, tutte con un costo accessibile anche per una sanificazione di piccoli ambienti.

«Attenzione però a non demandare interamente a queste apparecchiature l’igiene» sottolinea il professor Pregliasco. «Funzionano certo, ma ci tengo a sottolinearlo e non mi stancherò mai di ripeterlo, bisogna continuare a mantenere le buone abitudini».

Marchio CEE e Certificazione ISOO 9001

Valgono anche due regole importanti. La prima, di attenersi sempre alle indicazioni riportate. E verificare bene le etichette del dispositivo: devono essere presenti le varie certificazioni internazionali, compresi il Marchio CEE e la Certificazione ISO 9001.

Le diverse tipologie di sanificazione

Ozonizzazione

I dispositivi di sanificazione a ozono eliminano quasi il 100% di batteri, germi, virus, lieviti, muffe, funghi, spore, presenti in ambienti e superfici. Abbattono anche la carica virale del Sars-CoV-2 di oltre il 99% già al primo trattamento, come ha dimostrato uno studio del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova che per la prima volta ha testato un macchinario specifico che utilizza tecnologia ad ozono.

Raggi UV-C

In questo caso, a sanificare l’aria dell’ambiente sono i raggi ultravioletti, che abbattono gli agenti contaminanti dell’aria, senza danni alle persone. L’aria infatti viene prelevata dal macchinario che la purifica e la ri-emette in circolo. Anche qui, a dimostrarne la validità è stato uno studio dell’università di Padova. «Abbiamo visto che è possibile ridurre approssimativamente a zero i rischi di infezione causati da agenti infettivi», sottolinea Paola Brun, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova. «Oltre a Sars-CoV-2, infatti, sono decine i microrganismi che possono essere trasmessi per via aerea e che possono essere presenti in elevata concentrazione negli ambienti chiusi, in caso ad esempio di presenza di un soggetto infetto».

Perossido di idrogeno

Si può eseguire una vaporizzazione/aerosolizzazione con apparecchiature che permettono una dispersione nell’aria di microparticelle del principio attivo. Un rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità di maggio 2020, proprio sulle sanificazioni, riporta che l’applicazione di perossido d’idrogeno vaporizzato si è dimostrata efficace oltre che su un gran numero di microorganismi anche per il trattamento di ambienti ospedalieri che avevano ospitato pazienti affetti da virus Lassa ed Ebola, come indicato da due lavori scientifici.

Prodotti

Ce ne sono alcuni che hanno un’azione disinfettante battericida, fungicida e virucida. Si utilizzano per la pulizia di pavimenti, sanitari e superfici e si distinguono da quelli normalmente utilizzati per l’etichetta. Riportano infatti la dicitura Presidi Medico-Chirurgici (PMC) perché prima della loro immissione in commercio devono essere autorizzati dal Ministero della Salute. Esistono inoltre altri prodotti con attività antivirale/virucida, sempre autorizzati dal Ministero della Salute. In linea generale, sono: l’etanolo, i sali di ammonio quaternario (es. cloruro di didecil dimetil ammonio – DDAC, cloruro di alchilimetilbenzilammonio, ADBAC), il perossido d’idrogeno, il sodio ipoclorito.

Le regole quotidiane a casa

Alcol e ipoclorito di sodio, cioè la comune candeggina sono i due prodotti che non dovrebbero mai mancare in casa. Utilizzarli per pulire maniglie, chiavi, corrimano, pulsantiere, citofono e in generale le superfici di passaggio interno-esterno.

Mantenere la buona abitudine di togliersi le scarpe in ingresso. Lo stesso vale per cappotti, impermeabili e giacche. Se la stagione lo permette, metterli all’aria aperta e alla luce del sole per mezz’ora.

Arieggiare quotidianamente i locali, se possibile la mattina presto e nelle giornate di pioggia, quando nell’aria c’è una densità minore di allergeni, come i pollini.

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.