“Oltre la curva” e i traguardi per i malati oncologici

“Oltre la curva” e i traguardi per i malati oncologici

Quando la stanchezza morde le gambe, pedalata dopo pedalata, i ciclisti guardano oltre. Devono saperlo fare, per superare le gambe pesanti e il fiato corto e arrivare così oltre la fatica e oltre quella prima curva in vista. Perché cercare di andare avanti e affrontare la salita con la logica dei piccoli obiettivi, alla fine è la strategia giusta per poter arrivare al traguardo, in vetta. In questo caso con LILT.

Una filosofia “da strada” che ha guidato Teudis Plaza e Nicolò Caserini nella scelta del nome “Oltre la curva” per la realtà benefica con cui sostengono LILT Milano Monza Brianza, attraverso le loro imprese sportive. Oggi c’è un gruppo, grazie all’arrivo di altri tre amici (Maurizio Riello, Luca Coppi e Mario Favini), di persone innamorate della vita e dello sport, coinvolte nel sostegno ai malati di tumore. Così, impresa dopo impresa, è arrivato l’aiuto al progetto “Mai Soli” di LILT, che si prende cura dei malati oncologici più fragili e in difficoltà. Ad ogni sfida di “Oltre la curva” è legata una raccolta fondi. Nel 2022 sono stati destinati a LILT 6mila euro. Teudis Plaza, 44 anni, padre di tre figli, origini spagnole, residenza nel Pavese ci ha creduto dal primo momento.

Cosa avete fatto nel 2022 per LILT?

Abbiamo percorso, Nicolò ed io, 1800 chilometri da Biarritz a Milano, attivando reti di raccolta fondi tra parenti e amici. Maurizio ha partecipato alla sua prima Maratona, quella di Parma; Luca ha pedalato da Bernareggio sino a Siena; Mario si è infortunato prima di un’impresa, ma non è certo questo a fermarlo: la mille chilometri del Lago Maggiore è solo sospesa in attesa di tempi migliori.

Quando la curva è lontana e la fatica pesa, cosa vi spinge ad andare avanti?

“Ci sproniamo a vicenda, sia con gli allenamenti sia con nuove imprese sportive e con l’aiuto di altri amici che aggiungono in corsa, anche solo per sostenerci. Ci aiutiamo a mantenere lo sguardo alto, per poter vedere le cose belle che la vita ci dona”.

Cosa vi ha avvicinato alla LILT?

Persi entrambi i genitori per un tumore: la mamma a 47 anni e il papà a 51 anni. Io ne avevo poco più di 20 quando se ne andarono in pochissimo tempo. Nicolò si è ritrovato invece a combattere accanto alla sorella, malata di un tumore raro alla tibia. Quando ci siamo incontrati, in fase di allenamento per la Maratona di Milano, gli ho raccontato il mio impegno per LILT e la condivisione è arrivata immediata e spontanea. La vita è fatta così: un incrocio di esperienze che fanno nascere nuovi progetti.

I due hanno fortificato il loro legame percorrendo la Via degli Dei, da Bologna a Firenze: quattro giorni in cammino, tra lunghe chiacchierate e confidenze, che hanno generato l’idea di dare stabilità all’aiuto a LILT. Perché il viaggio è una esperienza di vita che porta a conoscere limiti ma anche opportunità prima sconosciute. Proprio come spesso accade anche nell’affrontare una malattia. Da quel momento le imprese sportive di Teudis e Nicolò decollano e si susseguono. Lo sport li diverte. Anzi, di più: appassiona.

E nel nuovo anno cosa vi aspetta?

Per il 2023 i progetti sono molti. La Lovere Half Triathlon a maggio, con i suoi 1800 metri di nuoto, 90 km in bicicletta e 21 km di corsa: un’impresa a tutto campo per me e Maurizio. A marzo ci sarà la StraMilano per Nicolò; Luca proverà invece la transappenninica in bike packing. Ad agosto io e Nicolò saremo in Irlanda per la Wild Way.

La cosa più bella di tutto questo?

 “L’amicizia tra noi e il fatto che il gruppo si allarghi sempre di più. Da qui ripartiamo quando siamo provati dalla fatica. Fare con le torce in fronte 30 km sotto la pioggia, dopo 8 ore di lavoro, per allenarsi, a volte non è per nulla facile. Poi basta ricordarsi perché facciamo tutto questo. I miei tre figli, 16, 14 e 10 anni, ci seguono con entusiasmo. Il più piccolo mi ha detto: “Papi, sono orgoglioso di te”. Il figlio di Maurizio, 19 anni, ha corso la sua prima 10 chilometri, spronato dalla maratona del padre. Il bimbo di Luca, 8 anni, ha espresso il desiderio di avere una bicicletta rimessa a nuovo dal papà per iniziare a fare qualcosa. Se quello che facciamo mostra ad altri la bellezza dell’impegnarsi e aiutare gli altri, la strada è quella giusta”.

Ed è allora che, ancora una volta, si va oltre la curva. Per un nuovo traguardo solidale.



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