Malattie a trasmissione sessuale: estate in sicurezza

6 min lettura Salute e Benessere A cura di Cinzia Testa Ultimo aggiornamento:
Malattie a trasmissione sessuale: estate in sicurezza

«L’estate è sempre un momento più a rischio per le malattie a trasmissione sessuale, ma ancora di più quest’anno. I giovani, ormai molti vaccinati, hanno un forte desiderio di libertà e di contatti interpersonali», spiega Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani. «È più che normale e fa parte dell’essere giovani, ma questo non significa scordarsi le basilari regole di prudenza. È fondamentale quindi non vergognarsi di usare il profilattico e di proporlo nel caso delle ragazze, per evitare rischi per la salute».

Summer of Love

Si chiama Summer of Love la campagna lanciata nei Paesi Bassi e rivolta ai giovani, per raccontare la bellezza del corteggiamento e dei baci. Insomma, di tutto quel corredo di attenzioni che accompagnano l’innamoramento e che si sono perduti in questi ultimi 18 mesi a causa dei lock-down. Ma la campagna non è solo questo. È l’occasione per ricordare che il coronavirus non è l’unica infezione al mondo ma che ce ne sono altre, legate alle notti d’amore senza protezioni: le malattie sessualmente trasmissibili.

Nessun imbarazzo anche a parlarne col proprio medico dopo rapporti non protetti, specialmente se si tratta dell’incontro di una notte, o in ogni caso del flirt in vacanza. «I giovani, e peraltro spesso non solo loro, credono che in caso di contagio, i segnali si presentino nell’arco di un paio di giorni dal rapporto a rischio», sottolinea il dottor Clerici. «In alcuni casi invece può trascorrere molto più tempo, con un incremento dei pericoli se si continua a non osservare le regole prudenziali». Con l’utilizzo regolare del profilattico fin dai preliminari infatti e anche nel caso di rapporti anali e orali, si eviterebbero ben due casi su tre di malattia. L’infezione verrebbe bloccata subito se le cure venissero effettuate da entrambi i partner perché si eviterebbe l’effetto ping-pong, cioè di passarsela da uno all’altro e viceversa.

Ma quali sono le malattie a trasmissione sessuale più comuni. E quando si manifestano?

Tricomoniasi

Sette-dieci giorni

L’infezione più comune al mondo, causata dal Trichomonas vaginalis, un protozoo. Arrossamento nella zona intima e bruciore al momento di urinare, e nell’arco di un giorno, perdite di un colore giallo-verdastro, prurito e dolori a livello addominale. Si può prendere anche “per contatto” oltre che attraverso rapporti sessuali non protetti. Per questa ragione è meglio non sedersi mai sulla tavoletta nei bagni pubblici, e in spiaggia o in piscina mettere sempre un asciugamano sulla sdraio ed evitare lo scambio di costumi da bagno. La cura va seguita come indicato dal medico perché la tricomoniasi, se trascurata, rende l’organismo più vulnerabile al virus HIV.

Candida

Dieci- dodici giorni

Prurito intenso e insopportabile seguito da perdite abbondanti e dalla consistenza del latte cagliato. Sono i sintomi della Candida, provocata da un lievito, la Candida albicans. Può scatenarsi per molte ragioni anche indipendentemente da un contato sessuale, come la stitichezza, una cura antibiotica. Il lievito “vive” in vagina e nell’intestino e può proliferare quando si alterano gli equilibri tra la flora batterica residenziale.  

Gonorrea

Due-dieci giorni

Dolore costante alla parte bassa dell’addome, stanchezza esagerata, leggero bruciore alla minzione e perdite biancastre con odore sgradevole. È Gonorrea, il batterio che la causa si chiama Neisseria gonorrhoeae (gonococco). In circa la metà dei casi, però, non ci sono disturbi. Per questo in caso di rapporto non protetto, agli adolescenti si consiglia di eseguire il test molecolare. E se è positivo, si inizia subito la cura antibiotica. Se non viene curato adeguatamente, infatti, può essere causa di sterilità. 

Clamidia

20-25 giorni

Perdite biancastre, oppure rossastre perché è presente del sangue e a volte lievi dolori addominali e un’infiammazione alle parti esterne intime. È Clamidia, scatenata da un batterio chiamato Chlamydia trachomatis. Il problema è che in oltre la metà dei casi l’infezione è asintomatica. Per questo il batterio può “lavorare” silenziosamente per anni e provocare sterilità in un caso su 10. Alle ragazze specialmente tra i 14 e i 22 anni, la fascia più a rischio di ammalarsi, è consigliato il test specifico molecolare sulle urine in caso di rapporto sessuale non protetto. Lo stesso test viene ripetuto a fine cura, per essere certi di avere eliminato il batterio.

Sifilide

30 giorni

Un nodulo sottopelle nella zona intima, simile a una pallina grande come l’unghia del mignolo, che in un paio di settimane si riassorbe da sé. Può essere Sifilide, provocata dal batterio Treponema pallidum, che è tra i più contagiosi. La diagnosi si può fare rapidamente mediante un test su sangue. Altrimenti, l’infezione avanza e a distanza di un paio di mesi il corpo si riempie di macchie color rosa salmone e ci sono stanchezza esagerata, febbre, perdita di peso.

AIDS

Sei-otto settimane

Febbre, mal di gola, stanchezza, attenzione a non sottovalutarli. Potrebbe essere qualunque malattia virale, anche l’HIV in caso di rapporti non protetti, il virus responsabile dell’AIDS. A causa della paura, molte volte questa prima esplosione di sintomi viene sottovalutata, si acquieta. Ma il virus continua il suo lavoro silenzioso e dà segno di sé quando ormai la malattia è avanzata, con attacchi esagerati di candidosi specialmente alla mucosa della bocca, ingrossamento dei linfonodi, forte dimagramento. Per evitare questa situazione, è bene in caso di rapporto non protetto, eseguire l’autotest sulla saliva che segnala se si è contratto o meno il virus dell’HIV con un’affidabilità vicino al 100%. Consiste in una striscia reattiva che cambia colore in caso di anticorpi HIV nella saliva. Bisogna attendere tre-quattro settimane dal rapporto non protetto. Attenzione però, perché in caso di contagio si è infetti già dopo una settimana, perciò in caso di dubbio, è bene astenersi dai rapporti. Il test salivare va confermato da un’analisi del sangue da eseguire in ospedale, in assoluto rispetto della legge sulla privacy.  

Papilloma Virus

L’infezione da HPV (dall’inglese Human papilloma virus) è molto frequente nella popolazione e si trasmette prevalentemente per via sessuale. Si stima che circa l’80% delle donne sessualmente attive entra in contatto col virus, con un picco di prevalenza nelle giovani fino ai 25 anni.
La stragrande maggioranza delle infezioni è transitoria e asintomatica, il 60-90% si risolve spontaneamente entro 1 o 2 anni. Tuttavia, se l’infezione persiste, può manifestarsi con una varietà di lesioni della pelle e delle mucose, a seconda del tipo di HPV coinvolto. La presenza di condilomi o verruche è comune e non dev’essere associata a un maggiore rischio di insorgenza tumorale. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha evidenziato 12 tipi di HPV definiti oncogeni, quindi responsabili dello sviluppo di neoplasie.  Poiché esistono centinaia di tipi di HPV è importante fare regolarmente esami di diagnosi precoce oncologica attraverso il Pap-test, che permette di identificare le lesioni precancerose, e attraverso l’HPV test, un esame che serve a ricercare tracce del DNA del virus a rischio oncogeno.

Cinzia Testa

Giornalista scientifica dal 1992, specializzata in comunicazione della salute con particolare attenzione all'oncologia. Esperienza pluriennale in campagne informative e divulgazione scientifica. Vincitrice del premio Giovanni Maria Pace nel 2019 per il giornalismo in ambito oncologico.