Tumore della mammella

In Italia il tumore al seno è il più frequente nella popolazione femminile, rappresenta il 29% di tutte le neoplasie con circa 53.000 nuovi casi all’anno. Secondo le ultime stime (Rapporto AIOM – AIRTUM 2019) l’incidenza di questa patologia è in costante crescita, ma il tasso di mortalità risulta in calo (-0,8%/anno). La sopravvivenza media dopo 5 anni dalla diagnosi è di circa l'87%, dopo 10 anni dalla diagnosi è invece pari all’80% in media.

Questo è possibile grazie a una sempre più corretta informazione e a una maggiore sensibilizzazione della donna verso la diagnosi precoce, che risulta determinante e vincente in termini sia di guaribilità che di migliore qualità di vita.


La mammella è costituita da tre tipi di tessuto: fibroso (detto anche connettivo), ghiandolare e adiposo. Il tessuto fibroso fa da sostegno alla ghiandola, ricca di vasi sanguigni, vasi linfatici e fasci nervosi. È rivestita esternamente dalla cute e sostenuta posteriormente dal muscolo grande pettorale. Il latte materno viene prodotto a livello delle strutture che compongono la ghiandola mammaria, chiamate lobuli, e trasportato al capezzolo attraverso i dotti mammari (detti anche galattofori o lattiferi). Sviluppo e cambiamenti della ghiandola mammaria avvengono a seguito dello stimolo degli ormoni estrogeno e progesterone, a seconda della fase ormonale e dell’età della donna. In giovane età prevale la componente ghiandolare, che raggiunge il massimo sviluppo durante le gravidanze e l’allattamento. Con il passare degli anni, terminata la funzione di allattamento, la componente ghiandolare tende a ridursi, fino ad essere sostituita da tessuto adiposo. Questi cambiamenti comportano un diverso approccio diagnostico è per questo motivo che la mammografia nelle donne giovani e nelle donne con seno denso è più difficile da interpretare. Anche nella mammella maschile è presente una minima componente di tessuto ghiandolare che, raramente, può essere sede di tumore.


Le cellule che costituiscono la ghiandola mammaria si riproducono continuamente per mantenere un ricambio continuo e per riparare le cellule danneggiate. È un processo molto complesso che viene regolato da molteplici geni, avviene secondo un fisiologico programma, in modo preciso e regolare. Con l’invecchiamento e l’interazione con vari fattori ambientali i geni che regolano questo processo di riproduzione e crescita cellulare possono danneggiarsi. Ciò determina una crescita anomala e incontrollata delle cellule che costituiscono i lobuli e il rivestimento interno dei dotti mammari con il conseguente sviluppo del tumore (carcinogenesi). Questo processo avviene lentamente, nel corso di molti anni. Il diffondersi dei programmi di screening e di nuovi e accurati mezzi diagnostici ha fatto sì che sempre più frequentemente vengano individuate lesioni che indicano l’alterazione iniziale delle cellule, si dicono lesioni preneoplastiche e si manifestano con la comparsa di microcalcificazioni o di lesioni non palpabili. Possono rappresentare una condizione di rischio per lo sviluppo di un tumore oppure, in una minoranza di casi, possono essere spia della presenza di un carcinoma nel tessuto circostante.

Fattori ambientali e comportamentali scorretti giocano un ruolo di primo piano nell’insorgenza di molti tumori, compreso quello al seno. La causa originaria di questa malattia non è ancora certa, ma sono stati individuati alcuni fattori di rischio:

  • Età: con l’aumentare degli anni aumenta a sua volta il rischio.
  • Ormoni: Fino ad oggi numerosi studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra l’insorgenza del tumore del seno e gli ormoni femminili. I casi di malattia aumentano con l’età anche per effetto della prolungata esposizione agli ormoni prodotti dall’ovaio prima della menopausa.  Le donne con lunga vita fertile sono più a rischio sia nel caso di prima mestruazione precoce, cioè prima degli 11 anni, sia in quello di menopausa tardiva, dopo i 55 anni. Le gravidanze e l’allattamento riducono il rischio di tumore. La terapia ormonale sostitutiva con associazioni di estrogeni e progestinici in menopausa, se protratta per più di 5 anni, aumenta il rischio di insorgenza di tumore della mammella.
  • Familiarità: È ipotizzabile un aumento del rischio quando in famiglia vi sono casi di tumore del seno in parenti prossimi (madre, sorella, nonna, zia) sia da parte materna sia da parte paterna.
  • Predisposizione genetica: In presenza di una forte familiarità di casi di tumore dell’ovaio e del seno, si può sospettare la presenza di predisposizione genetica. Alcune mutazioni a carico di specifici geni (come per esempio BRCA1 e BRCA2), se ereditate, aumentano il rischio di sviluppare tumori sia della mammella e dell’ovaio.
  • Non aver avuto figli (nulliparità): non aver avuto una gravidanza aumenta il rischio di tumore del seno. Anche l’età della prima gravidanza è influente: prima dei 35 anni protegge dal rischio di tumore al seno.
  • Obesità: la tendenza ad ingrassare, specialmente dopo la menopausa, favorendo l’incremento dei livelli di estrogeni endogeni, può costituire un fattore di rischio.
  • Dieta: se eccessivamente calorica e con un elevato apporto di grassi di origine animale, specialmente in menopausa, può aumentare il rischio.
  • Aver avuto un precedente carcinoma alla mammella: può aumentare le probabilità di recidive alla stessa o all’altra mammella.
  • Radiazioni ionizzanti: questa terapia, se eseguita sulla parete toracica e/o sulla mammella, predispone al rischio di tumore del seno.

Prevenzione primaria

Con prevenzione primaria si intendono tutte le azioni che si possono fare per tenere sotto controllo i fattori di rischio, andando così a ridurre il rischio di ammalarsi. Secondo le stime una corretta prevenzione può ridurre sensibilmente (circa del 30%) il rischio di ammalarsi.

Quali sono le cose che ogni donna può fare?

  • Controllare il peso: l’accumulo di quantità eccessive di grasso stimola la produzione di insulina e di estrogeni incidendo sulla proliferazione cellulare. La conseguenza è l’aumento del rischio di sviluppare tumori, come il carcinoma mammario, e di altre malattie come diabete, ipertensione e cardiopatia cronica. È importante pesarsi con regolarità almeno una volta al mese mantenendo stili alimentari e di vita sani.
  • Fare attenzione al proprio IMC - Indice di Massa Corporea. Viene detto anche BMI Body Mass Index ed è il rapporto tra il nostro peso (in chilogrammi) e la nostra altezza (in metri) al quadrato. Ci permette di capire se il nostro peso è nella norma. Se il numero risultante è compreso fra 18.5 e 24.9 allora siamo normopeso, al di sotto dei 18.5 sottopeso, al di sopra dei 25 sovrappeso, oltre i 30 si parla di obesità. Questo indice non può essere applicato sotto i 18 anni e sopra i 70. Da tenere sotto controllo è anche la distribuzione del grasso corporeo, in particolare quello viscerale detto “a mela”, tipico degli uomini o delle donne in menopausa. Si consiglia di misurare la propria circonferenza vita, all’altezza dell’ombelico. Il valore limite, sotto al quale la probabilità di sviluppare problemi di salute è bassa, è di 80 cm per le donne e di 94 cm per gli uomini.
  • Smettere di fumare e moderare l’alcol: fumo e alcolici favoriscono la comparsa di malattie degenerative e di tumori, compreso quello al seno. Smettere di fumare e moderare il consumo di alcolici può ridurre il rischio. Chi è fumatore deve smettere di fumare, mentre per il consumo di alcolici si consigliano massimo due bicchieri di vino al giorno per gli uomini e uno per le donne.
  • Fare esercizio fisico con regolarità: praticare esercizio fisico con regolarità aiuta a mantenere il giusto peso, favorisce l’aumento delle difese immunitarie e aiuta a rendere equilibrati i rapporti ormonali. Non solo, previene anche ipertensione e osteoporosi senile. Per muoversi non è necessario praticare per forza uno sport ma è sufficiente fare delle piccole modifiche alla vita quotidiana, scegliendo di muoversi a piedi o in bicicletta, oppure scegliendo di fare le scale al posto di prendere l’ascensore.
  • Adottare una sana alimentazione: un’alimentazione povera di grassi e zuccheri e ricca di cereali, soprattutto integrali, legumi, ortaggi e frutta protegge dalla comparsa di numerose patologie, in particolare da vari tipi di tumori e malattie cardiovascolari. Frutta e ortaggi, che forniscono un basso apporto calorico e che hanno un alto potere saziante sono ottimi anche per controllare il peso corporeo.
  • Dopo la menopausa valutare l’opportunità di sottoporsi a TOS – Terapia Ormonale Sostitutiva: da valutare insieme al proprio medico la possibilità di assumere o meno questo tipo di terapia, i farmaci a base di estrogeni e progesterone che tengono sotto controllo i sintomi della menopausa possono aumentare la possibilità di sviluppare il tumore al seno, soprattutto se assunti per periodi di tempo prolungati.

Autopalpazione

Non è uno strumento di diagnosi precoce, ma ha comunque un ruolo importante perché permette alla donna, già a partire dalla giovane età, di imparare a conoscere sé stessa attraverso la palpazione con le proprie dita e l’osservazione attenta allo specchio, così da poter riportare subito al medico eventuali cambiamenti. Va eseguita con regolarità una volta al mese e a circa una settimana dopo la fine del ciclo. È semplice da eseguire e insegna il medico stesso come farla. In particolare è necessario fare attenzione se:

  • La cute della mammella o dell’areola risulta alterata, arrossata, ispessita o retratta o con noduli in rilievo.
  • Il capezzolo presenta una rientranza mai notata prima e se sull’areola sono comparse crosticine o piccole eruzioni.
  • Dal capezzolo fuoriescono spontaneamente secrezioni sierose o striate di sangue.
  • Alla palpazione della mammella o dell’ascella è presente una tumefazione.
  • Il seno appare arrossato o aumentato di volume.

Dolore e tensione che compaiono periodicamente, come per esempio in corrispondenza delle mestruazioni, non rappresentano un motivo per allarmarsi.

Prevenzione secondaria

Prevenzione significa adottare corretti stili di vita ma anche diagnosi precoce. Se la dieta bilanciata e il controllo del peso, uniti a una regolare attività fisica, risultano protettivi, è grazie alla diagnosi precoce, con controlli regolari e mirati, che si è arrivati a diagnosticare il tumore al seno in fasi sempre più precoci e quindi più curabili. Con la prevenzione primaria si riduce il rischio di ammalarsi, con la prevenzione secondaria è possibile scoprire la malattia in fase precoce.

  • Visita senologica: a partire dai 25 anni è consigliabile effettuare la prima visita senologica, il medico esamina la mammella per valutare l’eventuale presenza di noduli o altri segni clinici sospetti.
  • Ecografia mammaria: prima dei 40 anni, secondo il parere del medico, è possibile effettuare l’ecografia mammaria, esame preferibile per seni giovani e molto densi. Indispensabile per la diagnosi dei noduli benigni, ma non sufficiente come unico test per la rilevazione dei tumori in fase iniziale, non palpabili.
  • Mammografia: a partire dai 40 anni all’ecografia può essere affiancata la mammografia. È l’esame più valido per diagnosticare la maggior parte dei tumori al seno allo stadio iniziale. Permette di acquisire immagini molto precise e ricche di informazioni sulla struttura delle ghiandole e sulle eventuali alterazioni. Andrebbe ripetuta ogni anno, su parere del medico.

Lo screening regionale

In Italia il Sistema Sanitario Nazionale offre la possibilità di screening mammografici alle donne di età compresa fra i 50 e i 69 anni, questo perché è stata riscontrata una maggioranza di casi di tumore proprio all’interno di questa fascia. È consigliabile però effettuare una mammografia a partire dai 40 anni, come detto precedentemente. In alcune regioni è in fase di sperimentazione l’ampliamento della fascia dai 45 ai 74 anni.

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