Tumore della prostata

Nell’ultimo decennio è diventato il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali. In Italia sono circa 471.000 gli uomini con pregressa diagnosi di tumore della prostata. Rappresenta il 19% di tutti i tumori diagnosticati. È il più frequente fra gli uomini oltre i 50 anni di età, la possibilità di sviluppare la malattia nell’arco della vita è pari a 1/9. È al terzo posto come causa di morte nella popolazione maschile. Per il 2019 sono attesi 37.000 nuovi casi, è stato rilevato un netto calo dell’incidenza in Italia (-1,4% annuo). I dati sulla sopravvivenza sono molto positivi, infatti a 5 anni dalla diagnosi la sopravvivenza degli uomini italiani con tumore della prostata è pari al 92%. Nella fascia di età compresa fra i 65 e i 74 anni è addirittura del 96,4%. (Dati Rapporto Aiom/Airtum “I numeri del cancro in Italia” 2019)


La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile, formata da tessuto fibroso e muscolare. Nel bambino è presente in dimensioni ridotte, per poi svilupparsi durante la pubertà. Si trova alla base del pene, davanti al retto e al di sotto della vescica, avvolge la porzione iniziale dell’uretra, il condotto che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno. Insieme alle ghiandole bulbo uretali e alle vescicole seminali rappresenta le cosiddette ghiandole seminali accessorie, insieme alle quali provvede alla produzione dello sperma. Ha una funzione molto importante poiché fornisce i componenti fondamentali per la sopravvivenza e la qualità degli spermatozoi.

Ha origine dalle cellule che compongono la ghiandola, che, per cause ancora non del tutto chiare, cominciano a riprodursi e svilupparsi in maniera incontrollata. Generalmente il tumore è a crescita lenta e tende a non diffondersi al di fuori della ghiandola, in rari casi si manifesta in forme più aggressive, arrivando a coinvolgere i tessuti circostanti e anche altri organi.

Nelle fasi iniziali è spesso asintomatico, rappresentano un campanello d’allarme la presenza di disturbi della minzione (come difficoltà a urinare, necessità di urinare frequentemente o dolore alla minzione) e o di disturbi sessuali (come eiaculazione dolorosa, sangue nello sperma e difficoltà a raggiungere e mantenere l’erezione). Questi sintomi andrebbero indagati col proprio medico curante, generalmente sono indicatori di una patologia benigna (l’iperplasia prostatica benigna), ma, più raramente, possono indicare una patologia maligna. È importante chiedere una visita per fare chiarezza e togliersi ogni dubbio. Se sono presenti casi in famiglia è possibile che sia presente una predisposizione genetica, in questo caso è consigliabile consultare lo specialista già a partire dall’età di 40 anni.

Non sono ancora chiare le cause di questa malattia ma sono stati individuati dei fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di svilupparla. I più importanti sono stati individuati nella familiarità (la presenza di un familiare di primo grado che ha avuto tumore alla prostata raddoppia il rischio di ammalarsi) e nell’invecchiamento, con l’aumentare dell’età aumenta la probabilità di sviluppare il tumore.

Non sono ancora state validate delle azioni specifiche di prevenzione primaria per il tumore della prostata. Come per altre patologie è stato riscontrato che mantenere degli stili di vita salutari aiuta a ridurre il rischio di sviluppare la malattia. È quindi consigliabile:

  • Praticare una costante attività fisica, non è necessario fare sport a livello agonistico, basta mantenere il proprio corpo in movimento, ad esempio scegliendo di camminare o di prendere la bicicletta al posto dell’automobile. Sono sufficienti 30 minuti al giorno
  • Mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi, cercando di limitare il consumo di carne rossa
  • Tenere sotto controllo il proprio peso corporeo
  • Smettere di fumare e moderare il consumo degli alcolici, arrivando ad un massimo di due bicchieri al giorno.

La prevenzione secondaria gioca un ruolo molto importante nella riduzione della letalità di questo tumore. Effettuare una diagnosi precoce e tempestiva è possibile rivolgendosi allo specialista che, attraverso una visita locale, valuta l’eventuale presenza di fattori di rischio e lo stato di salute.

A partire dai 50 anni (o dai 40 se esiste una storia familiare) è consigliabile effettuare una visita urologica con esplorazione digito – rettale (DRE): serve a indagare volume e caratteristiche della ghiandola, l’esame è breve (dura pochi secondi), non crea né disturbo né dolore. Lo specialista può richiedere anche un prelievo di sangue per dosaggio PSA (Antigene Prostatico Specifico). PSA è una proteina prodotta dalla ghiandola prostatica, tramite prelievo se ne valuta la quantità presente nel sangue. Un valore alto del PSA non deve tuttavia allarmare. I suoi valori possono aumentare per diverse ragioni, come la presenza di infezioni o di iperplasia prostatica benigna, in rari casi di tumore. Lo specialista, tenendo conto di tutti questi fattori, sceglierà se consigliare ulteriori esami di approfondimento. Il risultato del test può essere alterato se vi sono condizioni che determinano un massaggio della prostata, ad esempio andare in bicicletta, avere rapporti sessuali ed essersi stati sottoposti a ecografia prostatica trans-rettale. In questi casi è consigliabile rinviare il test di qualche giorno.